TAV: Lettera di alcune donne non Valsusine al Presidente della Repubblica

  Signor Presidente,

siamo cittadine che hanno partecipato il 3 luglio alla manifestazione NOTAV in Valsusa, evento di cui è stato oscurato l'aspetto più significativo: la rapida mobilitazione di decine di migliaia di persone di ogni età e posizione sociale, provenienti da tutta Italia, che hanno scelto di dedicare una domenica estiva alla partecipazione civile. Per giunta si sono caratterizzati i manifestanti non Valsusini come gruppi eversivi.
Presso i non Valsusini il movimento NOTAV si è guadagnato rispetto e ammirazione per la paziente fermezza usata per oltre 20 anni contro l'arrogante sordità della politica, che si avvale della manipolazione dei canali informativi anche per screditare i cittadini impegnati.

Oltre alle ragioni tecniche, ambientali, economiche e sociali che i NOTAV valsusini oppongono all'opera, molti manifestanti "forestieri" condividono lo sdegno contro gli sprechi di denaro pubblico e hanno inteso il 3 luglio 2011 come la data in cui dire 'basta' alle spese fatte perseguendo interessi diversi da quelli reali e urgenti della collettività e devastando ogni parte del territorio italiano.
Né si può sottomettere la popolazione a manovre da oltre 40 miliardi di euro l'anno, mentre s'impegna il Paese nella realizzazione di un'opera di più che dubbia utilità, che a preventivo costa 17-20 miliardi. Chi ha mal di denti ma non ha soldi per pagare il dentista non si compra una Ferrari (tanto più se ha già un'auto che usa poco): questo sano principio di risparmio delle risorse è forse nel DNA montanaro, ma anche i non Valsusini di buon senso rifiutano l'idea che il nostro Paese debba finire etichettato con spregio tra i PIGS (maiali) come la Grecia, perché i suoi governanti non hanno saputo scongiurare questa tragica prospettiva. E decisioni come quella di costruire il TAV accelerano la corsa verso il baratro e stridono con i simultanei, imponenti tagli alla sanità, all'istruzione, alla previdenza sociale. S'invoca il progresso per un'opera inutile mentre si mutilano servizi essenziali e conquiste sociali e civil fondamentali.
Eppure, numerosi esponenti anche locali dei partiti di governo e dell'opposizione si permettono di ignorare sistematicamente la vox populi: non soltanto per il TAV, ma anche rispetto al chiaro significato dei referendum sull'acqua, di cui si ostinano a voler privatizzare e mantenere lucrosa la gestione, e a quello sul nucleare, nonostante il quale si vogliono tagliare gli incentivi per le energie rinnovabili.
E' questo tradimento dei principi della Costituzione e della volontà popolare democraticamente espressa che va stigmatizzato come "eversivo", non i comportamenti della popolazione ormai esasperata, in risposta a provocazioni.
Su questa china in Valsusa la politica è infatti arrivata a interporre tra sé e le voci dei cittadini le forze dell'ordine, con i dispositivi che queste sarebbero abilitate a utilizzare verso soggetti e in situazioni molto differenti.

 

Signor Presidente, della violenza che si scatena in una giornata di pacifica mobilitazione popolare è  responsabile chi per anni esaspera i cittadini.  E' responsabile chi impone decisioni violando norme e non rispettando accordi, tant'è che alla data della manifestazione non esisteva - e ancora ad oggi non esiste - un progetto finale approvato: eppure, in questa situazione irregolare, il 27 giugno si era già dato corso allo sgombero forzato e violento anche di aree esterne al "cantiere" (sulla cui natura e assegnazione vi sono molte altre contestazioni).

 

Signor Presidente, ci permetta di non concordare con gli elogi al modo in cui la situazione è stata gestita dalle forze dell'ordine, poiché si tratta di una situazione che ci pare sia stata appositamente costruita auspicando lo scontro: non si sarebbe mai dovuti arrivare ad avere quel tipo di presenza militaristica in una valle italiana nell'anno 2011.
Noi siamo tra quei moltissimi cittadini incensurati e pacifici che hanno ricevuto in questi giorni, con sconcerto, il battesimo dei lacrimogeni, senza aver compiuto alcun atto violento. Non ne siamo orgogliose: siamo addolorate perché l'impegno civile quotidiano, che il malgoverno rende più che mai doveroso per le persone oneste, espone anche a questo.
 Noi non cadremo nella trappola di vedere nelle forze dell'ordine i nostri veri avversari: la realizzazione del bene pubblico è compromessa da scelte politiche dissennate e guidate da interessi particolari; perciò ben sappiamo verso quali personaggi dirigere la nostra riprovazione, che continuerà a esprimersi in tutte le forme lecite e nonviolente.

 

Elena Sargiotto - impiegata - Poirino (TO)
Anna Andorno - insegnante - Borgo d'Ale (VC)
Nicla Scatizzi - pensionata - Torino
 Luisa Memore - medico - Torino
Alba Riva - Biella
Miriam Bertuzzi - psicologa - Torino
Michela Cogo - biologa - Torino
 
12 luglio 2011 ( inviata tramite il sito della Presidenza della Repubblica )