Scoppia la bomba dei 4 referendum

“dal basso, paese per paese, quartiere per quartiere “

   di Massimo Marino
 

 A seguito della sentenza della Corte Costituzionale che li ha ammessi, entro il 15 giugno, se non si avranno elezioni politiche anticipate, si svolgeranno quattro referendum nel nostro paese,   subito dopo la tornata elettorale che coinvolgerà in maggio più di 130 importanti comuni italiani (Milano, Torino, Napoli, Bologna, Trieste, Ravenna,Cagliari, fra gli altri) ed alcune province ( fra le quali Treviso, Pavia, Mantova , Macerata, Vercelli ).

Due referendum riguardano la ripubblicizzazione dell’acqua e sono promossi dal Forum italiano dei Movimenti per l’acqua  ( http://www.acquabenecomune.org/raccoltafirme/ ); gli altri due ( contro il Nucleare e contro il “legittimo impedimento” ) promossi dall’Italia dei Valori ( www.italiadeivalori.it  ).

Questi due soggetti sono a pieno titolo i gestori del SI nei referendum in tutti i loro aspetti: dagli accessi televisivi, all’onere politico e finanziario di promuovere la parte principale della campagna referendaria, fino ai rimborsi elettorali, 500.000 euro per ogni referendum, se viene raggiunto il quorum del 51% degli aventi diritto al voto cioè almeno 20 milioni di italiani. 
Conseguentemente si stanno formando due diversi Comitati referendari nazionali che per varie ragioni, in gran parte comprensibili  e non necessariamente condivisibili, al momento procedono ad organizzarsi in modo separato. In aggiunta si è costituito un terzo organismo nazionale, sul solo referendum antinucleare, promosso di fatto dai promotori della Legge di iniziativa popolare "Sviluppo dell’efficienza energetica e delle fonti rinnovabili per la salvaguardia del clima ( http://www.oltreilnucleare.it/ ) coordinato da Alfiero Grandi, il quale però non ha particolare titolo istituzionale nella campagna referendaria. Ancora nel recente incontro del 29 gennaio (  node/737 ) il Forum Acqua ha valutato “ l' inopportunità della fusione delle due campagne e/o comitati promotori, ma data l' immediata sensibilità della gran parte degli attivisti per l'acqua rispetto al tema nucleare l' impegno a lavorare per trovare momenti di intreccio..” lanciando una manifestazione nazionale a Roma il 26 marzo che  al momento è indetta dal solo Forum al quale aderiscono centinaia di gruppi e organizzazioni  fra i quali Attac, Arci, Mani Tese, Medicina Democratica. La situazione è resa ancora più complessa dal fatto che mentre i primi tre referendum hanno indubbiamente una sorta di omogeneità nella loro connotazione ecologista e per la difesa di beni comuni ed anche una potenziale vocazione “trasversale” il quarto,sul legittimo impedimento è apertamente contro Berlusconi  e ripropone una sorta di divisione nel paese sulla solita questione che occupa da anni la scena mediatica: il tema  pro o contro Berlusconi.

I referendum hanno l’effetto di una potenziale bomba nel confronto/scontro  fra i partiti, almeno in quello mediatico.
E’ evidente l’opposizione a tutti e quattro i referendum nell’area di centro destra che governa (PDL e Lega) ed è altrettanto evidente l’ovvio sostegno senza grandi problemi per i partiti che ruotano attorno al PD (SEL e IdV ), oltre al tranquillo impegno di Grillo che li cavalcherà tutti alla grande.
Più problematica la gestione nell’area che viene impropriamente chiamata di centro (  FdL di Fini e UDC di Casini ) tendenzialmente orientata al No e soprattutto a mettere il silenziatore sulla scadenza con l’obiettivo di non facilitare il raggiungimento del Quorum. Non da poco invece gli effetti sul PD attraversato da un crescente scontro interno per tre diverse ragioni. Sul nucleare è nota la presenza ampia di posizioni più o meno silenziosamente disponibili sul nucleare che dovranno retrocedere pena lo spappolamento del partito, in aggiunta sull’Acqua pubblica è noto che mentre migliaia di militanti hanno sostenuto attivamente i referendum nella fase di raccolta firme, sono spesso amministratori del PD quelli contestati per la disponibilità alla privatizzazione ( il caso più noto è quello di Chiamparino, trovatosi di fatto in una condizione di minoranza su questo tema in Consiglio comunale) . Ma una terza ragione si aggiunge: un aperto sostegno del PD  ai referendum rende più difficile consolidare il rapporto con il cosiddetto terzo polo in vista di eventuali elezioni politiche e nelle imminenti elezioni comunali (specie nelle alleanze al secondo turno). E’ probabile quindi che da parte di molti partiti prevarrà prevalentemente l’atteggiamento di “mettere il silenziatore” ai referendum confidando nella inconfessabile speranza di far cadere il quorum.

Per la galassia politica  ecologista, civica,democratica e alternativa, che nella sua frammentazione non ha la forza di esprimere una gestione diretta della campagna  dei referendum, ma che forte di migliaia di gruppi e comitati locali, seppure disuniti  è in grado di “fare la differenza” che permette di avvicinarsi all’obiettivo del quorum, la scadenza è invece un appuntamento storico, il più importante forse degli utimi 15 anni. La vittoria sul nucleare allontanerebbe definitivamente e per sempre il pericolo di riavviare il nucleare in Italia, darebbe una definitiva spinta all’egemonia delle rinnovabili anche nei settori di industriali che già oggi sono perplessi sulla scelta e colgono sempre più l’opportunità economica di una definitiva scelta sulle rinnovabili; ne è esempio il recente documento di molti imprenditori compreso uno dei vicepresidenti di Confindustria, Pasquale Pistorio ( node/719 ) . La vittoria sull’Acqua Pubblica  non sarebbe solo l’’occasione per tutelare un Bene Comune irrinunciabile e moderare la tendenza alla privatizzazione più generale, ma favorirebbe anche un discorso sull’imposizione di una nuova riorganizzazione dei servizi e degli impianti ( che oggi “perdono per strada” un terzo dell’acqua potabile che comunque noi utenti  paghiamo) favorendo, se si è capaci di imporlo, un adeguato programma di investimenti e di nuova e buona  occupazione correlata (cioè una “grande opera” con una valenza economica, sociale e di tutela ambientale) con minori costi alla lunga per gli utenti. Non ultimo permetterebbe di affrontare il problema che in una parte non irrilevante del paese (specie al sud ) l’acqua proprio non c’è oppure c’è ma è inquinata a causa della inadeguatezza delle condotte e dell’inquinamento delle falde. A parte la sua gestione direttamente in mano alle cosche mafiose.

Alla luce di questo scenario, in cui è necessaria una mobilitazione forte, estesa e ramificata città per città, l’iniziativa dal basso al fine di avvicinarsi al quorum, l’unificazione delle campagne in un'unica mobilitazione, non è per niente una richiesta irrilevante. E’ questo l’obiettivo alla base dell’incontro di Cremona ( http://eco-ecoblog.blogspot.com/2011/02/referendum-cremona-campagne-unit... ) dove decine di gruppi e comitati locali hanno discusso la strada migliore per promuovere una mobilitazione unica sui referendum “dal basso, paese per paese, quartiere per quartiere “ come è stato detto, lanciando un logo comune che, per quanto si comprende è disponibile ed utilizzabile da tutti. A tal fine da Cremona è nato un Coordinamento nazionale di movimenti locali, che chiede un incontro ufficiale ai “comitati nazionali” per chiedergli di unirsi e che si è riconvocato a Firenze il 26 febbraio.

I referendum rappresentano quindi una svolta storica del paese, della cui importanza non c’è ancora piena consapevolezza, e sono oggettivamente una grande occasione di mobilitazione unitaria della variegata moltitudine di forze democratiche, civiche ed ecologiste che hanno un occasione per condizionare pesantemente il modello economico dello sviluppo  in una nuova direzione più accettabile.

Senza dimenticare che, dopo l’ultimo appuntamento referendario utile del 1995, dal 1997 in ben sei scadenze diverse, 24 referendum si sono svolti senza che  nessuno raggiungesse il quorum.