Quattro bastonate al nucleare


    di Massimo Marino

   Se fossero i manager di una azienda che risponde all’Amministratore delegato dei soldi spesi  e dei risultati ottenuti, i lobbisti del nucleare, potentissimi in alcuni paesi, in particolare in USA, Francia, Germania, verrebbero licenziati in tronco e neppure con la  liquidazione. Ma le multinazionali del nucleare vivono sui soldi dei contribuenti, non rispondono a nessuno e dispongono di un efficiente apparato di disinformazione.
Quattro  avvenimenti, tutti in qualche modo trapelati dalle maglie strette dell’informazione, mostrano un sistema tecnologico-industriale alla deriva, che sta seriamente barcollando.

Il primo è la notizia che la produzione elettrica di origine fotovoltaica su scala industriale è già oggi competitiva, costa meno di 16 centesimi di dollaro a kilowattora (12,3 centesimi di euro/kwh ) e sta scendendo mentre i costi reali e ancor più quelli stimati per le centrali di terza generazione previste in Finlandia ed  Usa  stanno salendo, e non si sa bene di quanto. Lo confermano diversi studi di analisti economici pubblicati da vari centri studi universitari USA.
In aggiunta, secondo la previsione  del Global Wind Energy Council (GWEC)  con i 40.000 MW di nuova capacità che entreranno in servizio a livello mondiale entro la fine dell'anno, la potenza eolica cumulata si porterà ad oltre 200.000 MW (all’incirca quella di 200 centrali nucleari) e sorprendentemente le incertezze sul piano economico e finanziario che hanno continuato a far sentire i loro effetti durante il 2010 non hanno rallentato nel complesso la crescita del settore eolico. Due notizie che hanno  dato un bel colpo al varco recentemente riaperto da Obama ai nuclearisti.

Il secondo è che il nuovo impianto nucleare EPR  in costruzione in Finlandia a Olkiluoto, dello stesso modello che si vorrebbe fare in Italia, in tre anni ha prodotto atti giudiziari, ritardi e un danno al contribuente per 3,5 miliardi di euro. La società costruttrice francese Areva e l'azienda finlandese per l'energia TVO sono ai ferri corti . Le due società si stanno infatti incolpando l'un l'altra dei ritardi: l’impianto, che doveva essere consegnato nel 2009, non sarà consegnato nel 2011 e forse neppure nel 2012, avendo già accumulato 3 anni di ritardo nei primi 3 anni di cantiere. Per giunta, ex responsabili dei lavori, che hanno abbandonato il progetto, denunciano irregolarità e falsificazioni sulla sicurezza delle infrastrutture in cemento ad oggi costruite ( ne ha parlato pochi giorni fa anche Presa Diretta con un intervista agghiacciante ). Ben  2100  “ non conformità “ sono state rilevate dall’Autorità di Sicurezza Nucleare finlandese. Quanto costerà Olkiluoto 3, ad oggi nessuno è più in grado di dirlo. Non è questione da poco, visto che si tratterebbe del primo vero impianto di terza generazione (da 1600 MW) che si cerca di mettere in piedi.

Il terzo riguarda il problema dei siti per le scorie, problema di fatto irrisolto in tutto il mondo e su cui praticamente si è arrivati alla resa. “Un fallimento radioattivo” titolano i giornali tedeschi (poche tracce in quelli italiani ) dopo che 126.000 fusti di scorie nucleari sepolte negli anni 60 e 70 ad Asse II, una miniera di salgemma in disuso, dovranno essere riportati in superfice. Il luogo, in Bassa Sassonia, sembrava super sicuro ma due anni fa si è scoperto che nella miniera cola acqua, che è diventata radioattiva. E per di più la miniera stessa è instabile, bucata come un groviera. La rimozione, difficile e pericolosa, mai  effettuata fino ad oggi, avrà costi indefinibili. La “diagnosi” sulle condizioni della miniera di Asse è stata resa pubblica all’inizio del’anno da BFS, l’autorità tedesca per la sorveglianza sui rifiuti nucleari, che ha anche prescritto la rimozione dei rifiuti. Se tutto va bene ci vorranno vent’anni per rimuovere i fusti dall’ex miniera. Bisognerà portarli in altro luogo, al momento non si sa dove,  non lo si è ancora individuato.

Obama ha così deciso di sospendere l'unica soluzione che era in campo per risolvere "in modo definitivo" il problema dei rifiuti USA ad alta intensità: collocarli per sempre nel "deposito geologico" della Yucca Mountain, nel Nevada. La proposta,  contenuta nel recente rapporto The Future of the Nuclear Fuel Cycle (MIT)  è molto semplice: preso atto che al momento non esiste un sistema efficiente di smaltimento per le scorie nucleari sottoterra sfoderiamo l’ "ottimismo tecnologico", ovvero la speranza che in futuro i nostri figli e nipoti troveranno la soluzione che noi oggi ancora non abbiamo e andiamo avanti per un altro secolo con una soluzione "provvisoria": manteniamo le scorie nucleari in depositi di superficie in attesa che  nel XXII secolo, qualcuno trovi la soluzione tecnologica che oggi non c’è. Nessuno osa dichiarare il costo, per decenni, di tale scelta.

Il quarto è la rissa scatenata ,sempre in USA, dalla NIRS (Nuclear information and resource service) nei confronti dello studio MEI ( Mit Energy Initiative) steso per conto del  Congresso, che dovrebbe dare stime attendibili dei  costi delle future centrali. La stima di  4.000 $ / kW è irrealistica, quella vera è  di  6.000 – 9.000 $ / kw, dal 50% a più del 100% superiore. Ad esempio il costo stimato per Calvert Cliffs 3 è intorno ai 10 miliardi di $, cioè 6.000 $ / kw per un reattore da 1.600 MW. Ma un reattore identico a quello di Calvert Cliffs-3 costerebbe 13 - 15 miliardi di dollari, cioè  circa 8000 - 9.000 $ / kW. Non avrebbe senso per i contribuenti sostenere tutta l'industria nucleare . I nuovi reattori non saranno economici ed i prestiti taxpayer loans sarebbero troppo rischiosi. “Si tratta di  una rappresentazione grossolanamente alterata dei costi dell'energia elettrica per il consumatore, se si costruissero i reattori nucleari ” mentre, aggiunge la NIRS , “energie alternative come l'eolico e le tecnologie per l'efficienza e il risparmio energetici sono già molto più economiche dell'energia nucleare e il solare è in rapida diminuzione dei prezzi, mentre aumenta la sua efficienza.” La NIRS conclude  sottolineando il contributo economico dato allo studio MEI da alcune aziende che, come “ Areva, GEHitachi e Westinghouse sono  venditori di reattori che sperano nel denaro dei contribuenti per pagare i loro prodotti. È' quanto meno sospetto che lo studio abbia sostenuto i loro obiettivi con una stima dei costi che semplicemente non regge..”

Sull’argomento vedi anche: ”L’illusione nucleare

( www.eco-ecoblog.blogspot.com/2010/08/lillusione-nucleare.html )