TORNARE AL PIL CONTRO LA DECRESCITA INFELICE

di Nicola Sciclone, dirigente Irpet

FIRENZE. I soldi non fanno la felicità. Si potrebbe obiettare: figuriamoci la miseria. Tuttavia la questione è meno frivola di quello che potrebbe sembrare. Il recente ed autorevole rapporto della Commissione Stiglitz-Sen-Fitoussi (http://www.stiglitz-sen-fitoussi.fr/en/index.htm) ha il merito di sottolineare come la geografia del benessere sia diversa da quella del Pil.

Questo ultimo infatti non riflette la distribuzione del reddito, le condizioni di salute, il capitale umano, i settori informali, il grado di sicurezza sociale, non contabilizza poi le esternalità negative prodotte dal sistema produttivo sull'ambiente, in poche parole non è in grado di cogliere pienamente tutti i possibili aspetti che influenzano la nostra vita quotidiana.

 

Una cosa sono le performance economiche, altra cosa il progresso sociale. Per questi motivi la stessa Comunità Europea ha predisposto da tempo una griglia di indicatori per monitorare, nei paesi membri, l'evoluzione della sostenibilità economica, ambientale e sociale  (http://epp.eurostat.ec.europa.eu/portal/page/portal/sdi/introduction).

Coerentemente con questa impostazione anche l'Irpet, in occasione del Rapporto Toscana 2030, ha elaborato una sua graduatoria del benessere (http://www.irpet.it/storage/agendaallegato/533_T2030%20graduatorie%20regionali.pdf). Le dimensioni indagate, ciascuna rappresentata con una pluralità di opportuni indicatori, sono: I) salute, II) solidità dello sviluppo, III) inclusione sociale, IV) civitas e tempo libero, V) sicurezza, VI) ambiente.

 

Pesando in modo uguali le sei componenti e aggregandole tramite media aritmetica otteniamo un indice di sviluppo umano (ISU) in cui la Toscana si colloca al quinto posto, migliorando di ben quattro posizioni la propria collocazione rispetto alla classifica regionale del prodotto interno lordo. La Toscana non eccelle -eccetto che per livelli di salute (2° posto)- in alcuna dimensione dello sviluppo umano; tuttavia, diversamente da quasi tutte le altre regioni, non deve fronteggiare nessuna emergenza. Ciò che connota la nostra regione è il suo essere in media, come il vincitore di una gara di decathlon che per conquistare il primato deve ottenere un dignitoso piazzamento in ciascuna delle dieci competizioni in cui è chiamato a gareggiare.

 

 GRADUATORIA DELL'INDICE DI SVILUPPO UMANO DELL'IRPET

 

 

    ISU

(ranghi)

 Scarto    dal Pil

(Ranghi)

TRE       1       2
VAL       2      -1
MAR       3       8
EMI       4       0
TOS       5       4
UMB       6       6
LIG       7       3
FRI       8      -1
VEN       9      -3
LOM     10      -8
PIE     11      -3
ABR     12       1
MOL     13       2
LAZ     14      -9
BAS     15       1
SAR     16      -2
CAL     17       2
PUG     18       0
CAM     19       1
SIC     20      -3

 

Anche modificando il sistema di pesi (attribuendo gradi di importanza diversi alle sei dimensioni) o i metodi di calcolo (passando da quelli cardinali a quelli ordinali), la Toscana mantiene sempre le posizioni di testa: la banda di oscillazione della nostra regione è, tra le realtà che meglio si collocano, tra le più contenute e tutto ciò gioca a favore della valutazione complessiva che può essere espressa sulla qualità della vita del nostro territorio.

 

CAMPO DI VARIAZIONE DELLA GRADUATORIA REGIONALE DELL'ISUT

(Vedi scheda nell'immagine principale)

 

Tutto bene, quindi? Fino ad un certo punto. Dipende infatti da quanto ci si accontenta e da quanto ci si preoccupa per il futuro. Sul primo punto: se estendiamo il confronto agli altri paesi europei ecco che le performance della nostra regione risultano essere meno virtuose di quelle che si osservano nelle aree più sviluppate d'Europa. Infatti la nostra regione sembra sospesa a metà strada fra i paesi dell'Europa mediterranea e quelli dell'Europa centrale e settentrionale (abbiamo rispetto ai secondi una più elevata disuguaglianza nei redditi, maggiore disoccupazione, minore occupazione femminile, più bassa fertilità e istruzione, una popolazione più vecchia, minori servizi di child care, ecc.).

 

Secondo punto: se entriamo dentro i cambiamenti demografici, del mercato del lavoro e del sistema economico succedutisi in questi ultimi anni e attesi nei prossimi, i motivi di ottimismo tendono ad attenuarsi. E molte preoccupazioni sorgono sulla sostenibilità futura del nostro livello di sviluppo (http://www.irpet.it/storage/agendaallegato/543_Sintesi.pdf), tanto da riproporre al centro dell'attenzione il tema della crescita economica. Senza la quale non saremo in grado di mantenere e migliorare gli attuali livelli di welfare, a meno di un ridimensionamento significativo dei nostri modelli di consumo e dei nostri stili di vita. Bene quindi le graduatorie del benessere, e non potrebbe essere diversamente dato che l'Irpet già se ne occupava nel lontano 2002 quando ancora non erano di moda, purché in tempi di recessione non diventino un puro esercizio consolatorio e non distolgano l'attenzione dal vero problema che oggi la Toscana, come l'Italia, deve affrontare.

 

E cioè la riqualificazione ed il rilancio del proprio apparato produttivo. Perché nessuna crescita del terziario, come nessuna crescita di settori a basso valore aggiunto (l'agriturismo, ecc.) o del turismo, e tanto meno le cd. produzioni da cartolina (dal lardo di colonnata ai fagioli zolfini) può sostituire lo sviluppo industriale della nostra regione, senza un costo rilevante in termini di minori occupati, minori servizi e minore reddito. Chi lo pensasse sarebbe uno sprovveduto. O ci condannerebbe, parafrasando un celebre lavoro, ad una decrescita infelice.