Noi e gli altri animali


                        di Fio
rello Cortiana

Dopo le Canarie, la Catalogna è diventata la seconda regione spagnola a mettere al bando la corrida.
Sarebbe sbagliato ridurre la scelta al conflitto competitivo con Madrid e ad una questione identitaria, 68 voti a favore del provvedimento, 55 contrari e 9 astenuti, insieme alla trasversalità dell’espressione di voto, testimoniano dell’intensità del dibattito che l’ha preceduta.

Un mese fa u milione e duecentomila firme da tutto il mondo sono state determinanti per convincere i delegati della Commissione Internazionale per la Caccia alle Balene a bocciare la proposta di legalizzarne l'uccisione. Un sospiro di sollievo per il più grande mammifero, anche se la flotta di baleniere del Giappone continuerà a cacciarle per la ricerca “scientifica”. La questione reale che fa da sfondo ai contrastanti indirizzi delle scelte pubbliche che regolano la relazione uomo/animali riguarda la volontà dell’uomo di vivere l’antropocentrismo come una condizione estranea alle diverse specie animali. Quello pubblico è un riflesso di comportamenti contrastanti che interessano la sfera privata di ognuno, che hanno implicazioni etiche per le quali molte persone scelgono di essere vegetariane e vegane o, al contrario, esprimono una indifferenza assoluta per la sensibilità animale.

In una intervista al Corriere della Sera relativa alla decisione del Parlamento Catalano, il filosofo spagnolo Fernando Savater ha espresso un approccio che rende con efficacia questi contrasti e le contrapposizioni conseguenti. Questi i concetti messi in fila da Savater: “abbiamo diritti etici solo verso gli uomini, altrimenti non potremmo mangiare animali”, “ nell’arena va in scena la sfida tra la vita e la morte. L’uomo conosce la morte, l’animale no“. Due assunti assoluti che in modo definitivo escludono ogni responsabilità umana nella gestione delle contraddizioni interspecifiche affinché il pianeta e l’atmosfera nei quali viviamo possa avere una evoluzione equilibrata che ci permetta di avere futuro.
La diffusa empatia nei confronti degli animali si dimostra più saggia scientificamente,  ci dice che la conservazione delle specie animali ha molte motivazioni, alcune di valore economico, per la medicina, altre per relazione affettiva, altre di natura estetica. Altre di natura utilitaristica molto più profonde, perché le specie animali (e vegetali) rendono compatibile l'atmosfera e la chimica della terra con la nostra sopravvivenza.  Abbiamo bisogno di una relazione equilibrata loro e spesso non la vediamo. L'uomo cacciato dall'Eden, attraverso la hybris antropocentrica, ha cercato di riprodurre un'idea prepotente e presuntuosa di Dio. Un'idea spesso confermata dalle religioni, anche se Francesco ci propose la relazione “noi e gli altri animali”.

Proprio il riconoscerci parte del vivente animale ci ha consentito di esercitare la nostra specificità nella produzione di pensiero astratto, di organizzazione e di manipolazione, attraverso una necessaria etica della responsabilità verso la natura, della quale siamo parte. Per questo abbiamo potuto riconoscere gli animali come esseri sensibili, per questo il “benessere animale” è parte dei criteri che definiscono le regole dell’allevamento e dell’uccisione degli animali a fini alimentari. Per questo molte persone che non sono vegetariane o vegane affermano che non si possono uccidere animali per sport. Questa è una modalità di gestire una contraddizione interspecifica in modo responsabile, fuori da assolutismi definitivi ed integralisti che riducono il confronto tra diversi approcci culturali a contrapposizione assoluta.  Abbiamo diritti e doveri etici verso il vivente e i suoi ecosistemi ecco perché l’animale umano, con le sue prerogative, deve passare da un ruolo di dominatore, che subordina tutto a sé  “qui ed ora”, ad un ruolo di custode che, attraverso il principio di precauzione, si fa carico delle implicazioni che le proprie scelte e le proprie azioni determinano anche altrove e in futuro, con una dilazione nello spazio e nel tempo. Un antropocentrismo responsabile ci permette di riconoscerci come parte della sfera biologica. I motivi di riduzione delle varietà degli ecosistemi, sono legati alla specie umana, ma è impossibile un passaggio dall'antropocentrismo a un biocentrismo se lo pensiamo come estraneo alla relazione natura/cultura. Una relazione che sfida, da tempo, ideologie e culture politiche che lungo gli scorsi secoli e lungo l’asse destra/sinistra hanno accompagnato il conflitto redistributivo del valore prodotto da un modello di sviluppo quantitativo illimitato e autoreferenziale che da tempo presenta pesanti problemi di sostenibilità.

Con la sensibilità dell’artista e l’efficacia esplicativa del poeta, Franco Battiato, nella canzone “Tutto l’universo obbedisce all’amore” descrive il senso di questa relazione per l’animale umano “…bisogna muoversi come ospiti, pieni di premure, con delicata attenzione, per non disturbare…”.
In questa relazione olistica troviamo la concretizzazione della suggestione che, in Mind and Nature, proponeva Gregory Bateson: “Quale struttura connette il granchio con l'aragosta, l'orchidea con la primula e tutti e quattro con me? E me con voi? E tutti e sei noi con l'ameba da una parte e con lo schizofrenico dall'altra?”.
Quale? La comunicazione di informazioni e la conoscenza che da essa deriva. Noi animali umani siamo un network cognitivo nel rapporto mente/corpo, con una coscienza profondamente incarnata che, laddove in condizione di accedere, condividere, produrre conoscenza in condizioni pluralistiche e non preclusive, è in grado di vedere le cose in modo diverso e quindi comportarsi in modo differente dalla compulsività consumistica di un modello di sviluppo quantitativo illimitato. Per riconoscere la relazione mente/corpo/natura a partire dagli altri animali e non abbandonarli d'estate. Sugli schermi e sui giornali abbiamo visto immagini ed opinioni sulla caccia alle balene e sulla corrida, opinioni con implicazioni filosofiche e culturali, ma sulle strade delle vacanze vediamo vagare animali o ne evitiamo i corpi spiaccicati. Quando adottiamo un animale, ci assumiamo una responsabilità non circoscrivibile al periodo lavorativo o alle feste natalizie, non dimentichiamolo.