CONTADINI CONTRO IL LATIFONDO BANCARIO

Il movimento contadino lancia una campagna nazionale contro il latifondo bancario. Si sono dati appuntamento a Petrosino, in provincia di Trapani. Il movimento contadino che nei mesi scorsi aveva organizzato la marcia dei trattori dal Meridione verso Roma, torna a mobilitarsi per lanciare la campagna nazionale contro il latifondo bancario. 

 

Il luogo prescelto per dare inizio a questo nuovo capitolo della lotta non è casuale: nel piccolo comune sicilano, infatti, si stava svolgendo ieri la vendita all’asta di un azienda. L’ennesima di una lunga serie. «La mole degli atti ingiuntivi contro gli imprenditori agricoli è impressionante fanno sapere dal coordinamento di lotta -. Sequestri, pignoramenti, ganasce fiscali e vendite all’asta sono sempre più frequenti ».

 

Nonostante le manifestazioni, numerose in autunno, la pressione delle istituzioni locali e le dichiarazioni di Stato di crisi redatte da tante regioni, l’esecutivo tace. «Le nostre richieste continuano ad essere ignorate - dicono gli agricoltori -. Nell’agenda politica del governo nazionale non avanza la volontà di una vera svolta nelle misure e nelle scelte». Il settore è già da tempo oltre il limite di sopportazione e nelle campagne avanza il deserto sociale. Il rischio, secondo i contadini, è che «ogni sorta di potere, legale o illegale», possa arrivare a mettere le mani sulle aziende produttive e, per questa via, controllare l’economia e il territorio.

 

«Se non intervengono misure forti e straordinarie per arginare la crisi delle imprese, prima condizione per riaprire il capitolo vero della Riforma dell’Agricoltura italiana, la crisi, purtroppo, si aggraverà nei prossimi anni e si compirà il percorso che sta portando a trasformare l’agricoltura italiana in un grande mercato di consumo di prodotti agroalimentari senza la produzione, con i marchi del nostro made in Italy in mano a speculatori finanziari senza più il nostro prodotto nei cibi, con il controllo delle filiere in mano alla grande distribuzione, le terre in mano alle banche, che sono i veri nuovi latifondisti».

 

26 gennaio 2010

 

Fonte: Terra News