IL PROGETTO DEGLI ECO-HUB

PROGETTO HUB ECOLOGISTI
Con il termine di Hub Ecologista si intende uno snodo territoriale delle attività e dei progetti ecologisti di tipo sociale, culturale, economico e politico.  Si propone quindi come la sede naturale territoriale di un nuovo tipo di movimento sintetico, radicato, articolato e organizzato intorno a questi 4 poli specifici di attività o interesse specificati sopra.  Esso svolge la triplice funzione di: concentrare, aggregare e promuovere.
In sostanza al posto di una sede di partito si propone l’inserimento delle strutture e delle attività di tipo”politico” all’interno di un contenitore più ampio, in cui l’espressione politica è una delle quattro componenti e non necessariamente la più ampia.
 
Considerazioni preliminari politiche.
Alla ricerca di un nuovo modello organizzativo di movimento politico, si pongono ad una Costituente Ecologista 2 necessità: individuare una forma organizzativa di democrazia partecipata e insieme intrecciare un rapporto indissolubile con gli altri aspetti e settori del movimento ecologista, cioè le attività di tipo culturale, sociale ed economico. Se realizzato davvero esso potrebbe essere un antidoto all’intossicazione della politica partitica, ai partiti delle tessere e delle cordate e perlomeno faciliterebbe direttamente la partecipazione dell’intero movimento alle iniziative politiche.
Secondo una analisi tracciata in varie sedi ed esposta sia da Cohn Bendit che in modo simile da Paul Hawken la storia dei movimenti ecologisti è caratterizzata dovunque da un ritardo nella formazione delle strutture di ecologia politica rispetto all’insieme dei movimenti ambientalisti, di diritti umani e di giustizia sociale. Questa considerazione spiega le difficoltà e le frammentazioni delle formazioni ecologiste di tipo politico in Italia e non solo.
In modo analogo, in Italia, si può interpretare la separazione e dissociazione originaria tra associazioni ambientaliste, gruppi di base e specifici e il cosiddetto Arcipelago Verde degli anni ’80 da cui si sono formati i Verdi italiani attuali.
Nella formazione di una nuova cultura è normale che i componenti di un settore (esempio i politici oppure i realizzatori di stili di vita) identifichino l’intero movimento con essi stessi, ma non è reale ne sufficiente, come i fatti prima o poi dimostrano.
Nella formazione di una nuova Costituente Ecologista ci si può sforzare di ricollegare tra loro i vari pezzi dell’ecologismo politico italiano ma esso non sarà possibile o non avrà comunque grande significato se non si concretizzerà un collegamento chiaro, forte e stabile con l’insieme dei vari filoni che si esprimono nella cultura nella società e nell’economia.
E ciò può valere a maggior ragione per l’Italia che vive una crisi globale che è assolutamente speciale in Europa e che si caratterizza in origine per il più piccolo movimento ecologista europeo (rispetto a Germania, Francia e Inghilterra).
La realizzazione di questo collegamento, si pone quindi, secondo questa tesi, come uno degli obiettivi principali ed urgenti della stessa azione politica.
 
Considerazioni preliminari culturali e sociali.
Non vi è stata in Italia solo la crisi della politica tradizionale ma si è verificata anche la crisi generale dei movimenti sia sociali che culturali.
Essa è visibile già solo considerando l’estrema frammentazione che si è prodotta e la scarsa partecipazione sociale ad essi. Talvolta una specifica campagna o iniziativa permette l’emersione momentanea di movimenti di cittadini ma essa più spesso è partecipata solo da una parte dell’area culturale da cui i movimenti stessi provengono. Si nota comunque al posto dei movimenti sociali e culturali classici una “movimentazione molecolare” in gruppi piccolissimi o da parte di singoli che potrebbe essere l’anticipazione di un comune sentire e di una identità condivisa che sono i tratti visibili dei movimenti stessi.
Milioni di persone praticano alcune o molte “buone pratiche” come l’alimentazione naturale o vegetariana, si curano con rimedi naturali e ricorrono preferibilmente alle medicine alternative, elaborano anche in parte stili di vita e di consumo definiti come critici, alternativi o sostenibili. Ma ancora solo una minoranza tra essi si riconosce come facente parte di un unico trasversale movimento di trasformazione.
Identicamente in ambito sociale molti gruppi specifici di cittadini e di lavoratori possono auto-organizzarsi e mobilitarsi per singole iniziative o problemi percepiti come propri(nimby), ma sia le iniziative che i cittadini sembrano scarsamente capaci di collegarsi in reti più ampie.
La molecorizzazione della coscienza di cui stiamo parlando indica uno sviluppo in profondità di una nuova cultura emergente in senso ecologista e in parte olistico e al contempo la capacità di resilienza socio-culturale ai processi degenerativi di disgregazione e liquidizzazione sociale e personale in atto.
Anche in ambito socioculturale il collegamento trasversale tra i soggetti potrebbe essere un antidoto alla omologazione delle realtà associative rispetto alla politica, la burocrazia ed i contributi statali, tutti fattori degeneranti.
 
 
Considerazioni preliminari economiche
Nonostante non vi sia ancora in Italia un welfare universale di tipo europeo, l’attuale crisi di sistema (economica e finanziaria) incide in forma minore l’Italia rispetto ad altri paesi a causa delle reti di sostegno parentali e della frammentazione estrema delle realtà produttive.
Un popolo di lavoratori autonomi (anche se non tutte le partite Iva lo sono davvero) è più flessibile rispetto alla crisi dell’economia e della finanza internazionale, anche se occorre osservare che il decadimento morale e l’inadempienza del controllo statale spinge verso la formazione di un popolo di evasori, truffatori, parassiti di contributi pubblici ed europei e improvvisati vari.
Dentro a questa realtà così complessa e compromessa si muovono da alcune decine di anni alcune decine di migliaia di nuove imprese economiche orientate in senso ecologista: sono i nuovi agricoltori biologici, le botteghe alternative, bio e solidali, i terapisti delle medicine alternative, i gestori di riserve naturali, i ristoratori bio e gli agriturismi bio, gli ultimi artigiani, i produttori di merci e servizi naturali ecologici e solidali e per ultimo le imprese della cosiddetta Green Economy, le imprese solari, eoliche etc.                                         
Esse sono anche una possibile risposta sia economica che culturale a un precariato sempre più diffuso.
Un settore che a dispetto delle crisi socioculturali e politiche si espande di continuo da 30 anni perché rappresenta l’elaborazione individuale della resilienza collettiva all’intossicazione dell’economia.
Tuttavia isolato e immerso nel pantano generale anche il settore dell’economia alternativa soffre della situazione generale: lentezze burocratiche, insufficienza di sistema creditizio specifico, difficoltà nella formazione di team lavorativi e lacune formative degli stessi imprenditori eco-orientati vanificano gli sforzi, spesso eroici, degli imprenditori alternativi, limitandone la crescita o costringendo direttamente alla chiusura.
Inoltre, soprattutto in Italia, il settore è esposto al pericolo della falsificazione stessa dei propositi originari a causa dell’inefficienza sistemica, dei contributi statali erogati in modo clientelare e naturalmente a causa della corruzione economica molto diffusa. Segnali precisi di grande pericolo provengono da anni dal settore dell’agricoltura e della distribuzione biologica, enti di certificazione compresi, ormai sommersi da voci insistenti e colpiti da alcune inchieste di magistratura, Nas e guardia di finanza. Anche per il settore equosolidale sembrano esserci pericoli analoghi.
Una costituzione in rete delle attività economiche alternative ed ecologiste è ormai una necessità urgente di cui si devono far carico anche le stesse associazioni culturali ed i movimenti politici. L’insieme degli aggregati economici esprime una potenzialità e una problematicità che renderà necessaria la fondazione di organismi di categoria, diversi e in alternativa a quelli esistenti. Ed esigenze simili vi sono ormai anche in campo sindacale.
Le imprese alternative ed eco orientate, quelle reali, necessitano di essere in rete tra loro e collegate alla base sociale per cui in effetti lavorano: consumatori lavoratori e cittadini in genere. Anche in tale ambito la presenza e l’inserimento in Hub Ecologisti territoriali potrebbe portare a risultati straordinari.
 
HUB ECOLOGISTI                                                                                    
Vivere e lavorare con coscienza e passione e in reti solidali è già una TRASFORMAZIONE
Rispetto alla realtà attuale immaginare una Italia costellata di villaggetti ecosostenibili, luoghi di vita, lavoro e socialità che esprimono una cultura, una socialità ed una economia eco-orientata può sembrare una semplice utopia.
I tentativi compiuti finora, dai centri olistici di fede specifica ai centri sociali ghettizzati (non sempre ma spesso) hanno spesso dato ragione alla critica classica dell’impossibilità delle cosiddette “isole”. Per quanto di non facile realizzazione le iniziative di questo genere non sembrano più configurarsi come isole ma piuttosto come scialuppe di salvataggio.
Gli hub ecologisti potrebbero essere gli eredi dei comitati di quartiere degli anni 70, l’evoluzione delle botteghe alternative, dei GAS e delle associazioni culturali e produrre, se concentrati e supportati, qualcosa di diverso e più ampio di un centro commerciale”alternativo”, possono essere invece incubatori della nuova cultura, aggregatori di una diversa socialità e promotori di una economia ben differente, l’anima di un territorio vivo e decolonizzato, i punti nodali ed i nuovi pionieri della trasformazione culturale e della conversione ecologica sociale ed economica.
D’altra parte è facile rilevare come si sia creato in questi decenni un tessuto socioculturale diffuso che in molte aree del paese, anche se molecolarmente, si dimostra di una certa consistenza e si esprime in una molteplicità di iniziative diverse e scollegate tra loro. Vi è già uno spazio di attenzione e di mercato che attende qualcosa di diverso dall’essere sfruttato e manipolato.
Quindi anziché lasciare l’ecologismo agli opinionisti dei media o ai falchi del marketing e della pubblicità si propone una elaborazione associativa radicata sui territori, che costruisca e sviluppi quotidianamente e concretamente la trasformazione socioculturale e la nuova coscienza che auspichiamo.
 
Hub Ecologisti come Centri Polivalenti,
Innovation Center, Hub dDiffusi
Esempi di progetto e Strutture Organizzative,
Cenni di Fattibilità.
A seconda della zona, del luogo acquisito, e delle attività che vi si federano gli Hub Ecologisti potranno assumere forme e dimensioni molto diverse. Per chiarezza ed a titolo di esempio proviamo a rappresentarne una versione tipo:
A) Complesso di fabbricati, magari in bioedilizia ed ecosostenibili energeticamente con giardino, aree verdi, area incontri e parcheggio
B) Area botteghe: libreria, bazar, emporio naturale, erboristeria, negozio alimentazione bio in fusione con gruppi di acquisto, biobar, self service e ristorante bio, arredamenti e bioedilizia, abbigliamento, negozio equosolidale, laboratori artigiani, studi artistici, forno bio etc.
C) Area incontri: almeno una area per grandi incontri ed eventi per convegni, sale concerti, cinematografiche, danza e teatro più altre più piccole, casa delle associazioni e dei movimenti etc.
D) Area attività: palestra, arti marziali, sale per scuole corsi e seminari, Nuova università verde e popolare, scuole waldorf forse anche piscina sauna ed area SPA, scuole di giardinaggio e orticoltura etc.
E)   Area terapie e servizi: consultori e studi di vari terapisti, medicine naturali e discipline olistiche, attività di consulenza etc.
F)   Area Ricerca e Innovation Center. Sedi di progetto,corsi di formazione e incubatori di imprese ecologiche e sociali.
G) In aree extraurbane; Area ospitalità, fattoria didattica, maneggio. Ecovillaggi di piccole medie dimensioni, attività produttive varie etc.
Questo è solo un esempio, a seconda della situazione un hub potrà estendersi da alcune centinaia di mtq. sino ad alcuni ettari di superficie.
Ciò che è importante specificare è che il comitato di gestione dell’Hub dovrà elaborare un regolamento interno ed un programma di attività che assicurino:
a)   Validità e varietà delle proposte economiche
b)   Serietà e varietà delle proposte didattiche e culturali
c)   Un ricco calendario di incontri ed eventi
d)   Un collegamento con il territorio circostante e le sue problematiche sociali e una collaborazione e integrazione con altre attività affini
e)   Un collegamento in rete con altri hub
f)    Specifiche attività di comunicazione; sito web, rivista, tv locale
g)   Una tenuta etica ed economica di insieme.
Quindi a seconda della complessità il progetto Hub Ecologisti prevedono:
·         da 10 a 30 a 80 posti di lavoro nelle varie attività dell’hub
·         segreteria e comitato di gestione che conduca le attività del centro verso gli obiettivi del progetto ed eserciti un controllo di tipo generale (da 2 a 7 posti di lavoro)
·         comitato di garanzia e di finanziamento (da 30 a 200 soci finanziatori)
 
Ipotesi di fondazione (elaborata raccogliendo le esperienze di svariati paesi):
1)   Assumendo come prioritaria l’ipotesi che un progetto di questo genere si doti di forza e capacità per camminare sulle sue gambe, si rifiutano forme di contribuzione istituzionale almeno nelle fasi di start up del progetto
2)   Si costituisce un Comitato Promotore del Progetto Hub di cui dovrebbero far parte già almeno una parte di coloro che intendono lavorare nell’Hub più altri come sostenitori del progetto e che potrebbero essere in parte rappresentanti di associazioni e vari movimenti.
3)   Il Comitato Promotore promuove la formazione di Un Comitato di garanzia e di finanziamento che reperisce con raccolta fondi interna e volontaria il capitale iniziale necessario che sarà almeno il 75% del costo degli immobili relativi (allestimenti primari e restauri eventuali compresi)
4)   Il Comitato Promotore seleziona i soggetti per le future attività e si assicura tramite essi la copertura delle previste cifre necessarie per l’inizio delle attività stesse (al 100%)che saranno affidate in concessione.
5)   Il Comitato Promotore in base alle disponibilità iniziali redige un piano di azione e di fattibilità, individua il miglior sito, procede all’acquisto del sito e costituisce Il comitato di Gestione dell’Hub che ne sarà la segreteria tecnica e organizzativa e la struttura di collegamento tra il Comitato di Garanzia e i singoli o i gruppi che condurranno le specifiche attività previste.
6)   Il comitato di gestione si finanzierà con i proventi delle concessioni in essere fatta salva la quota di pigione da corrispondere al comitato di garanzia.
7)   Il comitato di gestione verserà al comitato di garanzia proprietario della struttura l’equivalente di un giusto fitto che sarà ripartito in quota capitale.
Sono state indicate in modo sintetico e non organico le finalità generali ed un approccio specifico (Hub concentrato) volto alla creazione di una rete di Hub.
Un altro approccio possibile è quello della creazione di una rete di collegamento promozione e comunicazione di attività già esistenti in un dato territorio. Un MiniHub ne potrebbe essere la sede organizzativa e le varie attività esistenti le sue parti. (Hub diffuso)
Al fine di coordinare i progetti esistenti nascenti ed i soggetti interessati o interessabili, e per approfondire le diverse possibilità e fattibilità del progetto si costituisce in modo permanente un Gruppo di lavoro come Hub-Madre che si denomina Gruppo Network Hub Ecologisti.
Chi è interessato a partecipare ci contatti.
 
SEGUIRA' L'APERTURA DEL SITO WWW.ECOHUB.IT
Gruppo delle Cinque Terre  - FioriGialli Team  (Bozza 1)