IL RITORNO ALLA NATURA

di Manuel Olivares

 Il termine "ecovillaggi", accanto a quelli di "comuni" e "comunita' intenzionali" rimanda ad un preciso bisogno esistenziale: vivere una vita diversa o, per riprendere il titolo di un vecchio testo, "vivere altrimenti". Pensando alle comuni non possono non venire alla mente i colorati anni '60 e l'innocente retorica del peace and love.

 

 

 

Sono meno immediate le associazioni quando si parla di comunità, termine francamente generico, cui, nei casi che interessano questo testo, viene affiancato l'aggettivo "intenzionali". Volendo offrire una definizione "formale", "gli ecovillaggi sono insediamenti umani che integrano varie attività, non producono danni all'ambiente naturale, si basano sullo sviluppo olistico e spirituale dell'uomo e possono continuare indefinitamente nel tempo".

 

Ora, se la definizione di comunità intenzionale non include necessariamente la "scelta rurale", quella di ecovillaggio non può non comprenderla, pur se questo si viene a trovare -paradossalmente direi- in un contesto cittadino. Nella definizione di comunità intenzionale l'enfasi cade sull'intenzionalità cioè sul fatto che vivere in comunità è la conseguenza di una scelta deliberata, di una intenzione. Nella definizione di ecovillaggio, il fatto di essere un piccolo nucleo di persone (villaggio) è invece vincolato alla scelta di uno stile di vita ecologico, dunque necessariamente inserito, in primo luogo, in un contesto naturale.

 

L'ecovillaggio rappresenta dunque un importante momento di sintesi di due istanze che, nei secoli, si sono affermate come antidoto all'alienazione urbana: il ritorno al materno grembo naturale e la vita in piccoli gruppi possibilmente affiatati, cioè la scelta, l'intenzione, di essere comunità. Oggi gli ecovillaggi e le comunità intenzionali sono diverse migliaia nel mondo (ne sono particolarmente ricchi gli Stati Uniti, seguiti dall'Europa, l'Australia e la Nuova Zelanda), in buona parte inseriti in una rete internazionale, il GEN (Global Ecovillage Network).

 

Il fenomeno comunitario, in questi ultimi anni, sta conoscendo una prudente fioritura, agevolato dal fatto che le grandi città sono progressivamente meno vivibili, le condizioni economiche della maggior parte delle persone meno floride (vivere insieme "costa meno"), le alternative offerte da una militanza politica meno allettanti. Per alcuni vivere in una dimensione comunitaria ed avere garantiti i prodotti dell'orto e degli animali e la legna dai boschi, in un'ottica di semplice sussistenza che abbini una ritrovata libertà da "bisogni indotti" all'astensione dall'inquinare, è già un buon investimento (è il caso dei cosiddetti "ecologisti profondi").

 

Altri chiedono di più: una qualità della vita difficile da ritrovare nel mondo ordinario, nella cauta accettazione di quanto di buono i soldi e la tecnologia possono offrire. Altri ancora vivono in un ecovillaggio o in una comunità intenzionale perché coinvolti in uno stesso percorso iniziatico e/o spirituale o anche semplicemente ideologico o culturale. A fronte di questa classificazione generale, esistono molte realtà "miste" in cui, ad esempio, ritroviamo istanze di ecologia profonda "contaminate" con altre legate ad un preciso cammino spirituale o di ricerca politico-esistenziale e gli esempi si potrebbero moltiplicare.

 

Riflettendo Il fenomeno degli ecovillaggi oggi assume indubbiamente un'importanza notevole. Questa iniziativa rappresenta, infatti, una delle poche, collaudate alternative possibili ad un sistema che non è più in grado di soddisfare i nostri reali bisogni. Sarebbe pertanto sconveniente interpretare questo progetto come un'involuzione, o comunque, come un'utopia destinata a fallire. Nell'imminente futuro, prendere questo tipo di rotta, potrebbe invece rivelarsi una decisione alquanto saggia poiché, come numerosi indizi lasciano presagire, pare che sia proprio il nostro attuale modello di vita ad essere prossimo al fallimento.

 

Dopotutto a chi giova una "vita da comprare" basata sull'avere, corrotta da impulsi indotti con l'inganno e intrisa di frustrazioni, in cui vigono le leggi del profitto e del controllo, in cui spesso non si è capaci di amare né se stessi né gli altri, in cui la maggior parte degli individui arranca pilotata da regole insulse ignorando le vere cause del proprio malessere? Giova sempre e solo a pochi e MAI alla collettività. Eppure è quello che stiamo permettendo.

 

Forse non ci sono ancora sufficienti pretesti per indurre tutti ad una scelta così drastica, forse molti non saranno comunque mai disposti a prenderla in considerazione, ma i tempi sono abbondantemente maturi. Io ci penserei!