2 BUONE IDEE: UNA SOLARE, L'ALTRA DA MANGIARE

Entrambe gestite da gruppi d'acquisto solidale. Una si riferisce alla democrazia energetica dal basso e lotta al caos climatico grazie al fotovoltaico, in questo caso accessibile anche a chi non ha un tetto ben esposto o un tetto in proprietà.La seconda idea può sembrare banale, l'avvio di un acquisto collettivo di arance, ma la sua particolarità sta nell'essere una risposta tempestiva allo sfruttamento dei lavoratori migranti negli agrumeti di Rosarno.

 

Compriamo insieme un tetto (il fotovoltaico in multiproprietà)

In cantiere da più di 6 mesi, l'impianto fotovoltaico collettivo proposto dai Gas della Bassa Lombardia e dall'associazione Gas-energia è diventato finalmente realtà. L'iniziativa, nell'ambito del progetto "CO-energia: consumare e produrre insieme energia da fonti rinnovabili" promosso dalle reti e associazioni di economia solidale, lancia un nuovo modello di sviluppo delle energie rinnovabili: un impianto fotovoltaico pubblico/privato in multiproprietà, utilizzando uno spazio pubblico per un impianto fotovoltaico, pensato soprattutto per chi non può farlo in proprio. C'è, infatti chi, pur volendo contribuire alla diffusione delle energie rinnovabili, non ne ha la possibilità: l'abitazione non è idonea (magari perché non è a tetto), è situata in centro storico, oppure non possiede un'abitazione.

 

L'idea è questa: dividere fra vari investitori privati quote di un impianto fotovoltaico in multiproprietà. E la soluzione più facile è realizzarla con un progetto pubblico/privato: l'ente pubblico individua l'area (nel nostro caso, il tetto di una palestra) e realizza l'impianto con un gruppo di cittadini. I gruppi di Acquisto Solidale e il Comune di Castelleone (Cremona) installeranno 600 mq di pannelli fotovoltaici sul tetto del palazzo sportivo Dosso per un valore complessivo di 240000 euro.

 

L'impianto permetterà di produrre 64000 KWora annui di energia elettrica e di evitare l'immissione in atmosfera di 30 tonnellate/anno di CO2. Attraverso il principio della multiproprietà ad azionariato diffuso, potranno aderire al progetto i residenti nel comune di Castelleone e le persone dei GAS formali e informali, sottoscrivendo quote unitarie minime di 1000 euro, per un numero massimo di 20 a testa. Proporzionalmente alle quote possedute, i privati riceveranno periodicamente la quota parte del flusso economico generato dall'impianto (incentivi statali e valore dell'energia prodotta), che permetterà il totale ammortamento della cifra versata ed un interessante rendimento.

 

Durante il lavoro di questi mesi il progetto ha ottenuto il patrocinio di alcune associazioni nazionali tra cui l'associazione Comuni Virtuosi (www.comunivirtuosi.org). E' possibile visionare il materiale informativo sul sito del comune di Castelleone www.comune.castelleone.cr.it

 

Piovono gli ordini di arance non insanguinate

Nelle verdi colline di ulivi nella Bassa Sabina (reatino) le notizie da Rosarno - la ribellione dei raccoglitori neri negli aranceti in odore di ndrangheta - arrivano come dovunque. E la Rete rurale sabina, un gruppo informale di scambio e comunicazione fra residenti che un po' coltivano (non certo arance), un po' comprano (quel che non producono), un po' militano (varie le loro cause), reagisce decidendo di non comprare più arance anonime. Già in genere gli aderenti alla rete rurale comprano solo prodotti di zona o limitrofi, ma per gli agrumi, così salutari, tocca fare un'eccezione come per i coloniali).

 

Grazie a un contatto in Sicilia, la Rete trova un produttore biologico che oltre al lavoro proprio nell'agrumeto (in Sicilia chiamato "giardino" per i colori brillanti) ha solo due dipendenti regolarmente assunti e "accasati", nel senso che abitano a casa sua. Anch'egli però non potrebbe mantenere queste braccia - comprese le sue - se dovesse vendere le arance ai grossisti, a 20 centesimi al chilo già raccolte. I bassi prezzi dei prodotti agricoli hanno un peso forse uguale a quello della mafia nello sfruttamento in agricoltura. Per fortuna i gruppi d'acquisto in Italia sono ormai molti e i loro fornitori aumentano (per quelli di arance, si veda il sito www.retegas.org, ma poi ci sono i biologici ecc.).

 

Ma tornando al monotematico gruppo d'acquisto solidale in Sabina, ecco che grazie alla mailing list della Rete rurale arrivano gli ordini (c'è un quantitativo minimo da rispettare), di cui si prende cura (certo perdendoci un po' di tempo...) una aderente alla rete stessa. Un altro aderente ha un luogo riparato dove far arrivare le arance, e l'ordine parte. La merce arriva (in scatole piccole di cartone, ma il produttore sogna di poter usare le cassette durevoli di plastica reclinabile che fanno andata e ritorno e si stanno diffondendo). Gli acquirenti arrivano a prendere le cassette (in auto, ma dalle vicinanze...). Le arance sono così buone che molti se le mangiano con la buccia. Dopo pochi giorni piovono altre richieste e si rifà l'ordine, e avendo imparato, chi se ne occupa perde molto meno tempo! E un'altra aderente alla Rete, esperta di piante, regala a tutti questa bella ode all'arancia:

 

Le arance sono un frutto strepitoso! Piene di vitamina C, quindi anticancerogene, fissatrici di ferro organico, antiradicali liberi (che, si sa, sono sempre mine vacanti) e poi, ma ci pensate che ancora qualcuno le chiama "portogalli" e qualcuno, più poeticamente "esperidi"? Ma ci pensate che sono una prova viva e vegeta (vegetale) della ricchezza dell'immigrazione? Voi lo sapete perchè si chiamano "portogalli"? In realtà vengono dall'estremo oriente ma poi è arrivato da quelle parti un grante viaggiatore (Vasco, che è un nome che lega insieme musica e viaggi!) e se n'è portato un alberetto in Portogallo e poi da qui,cammina, cammina.... Ma ci pensate che sono circa 4500 anni che qualcuno in qualche parte nel mondo mangia le arance dolci? e che con quelle amare vengono delle marmellate sublimi? ci pensate che le dolci hanno trovato asilo nel cuore della Sicilia e ci si sono trovate tanto bene da rendere l'isola famosa anche per la loro bontà? Morale: se gli uomini (e pure qualche donna) imparassero dalle piante, capirebbero che il razzismo rende poveri e, inoltre, fa capire quanto si è scemi...

 

27 gennaio 2010

 

Fonte: Greenreport