IL CONSIGLIO DI STATO A FAVORE DEGLI OGM

I giudici amministrativi hanno hanno ordinato al ministero dell'Agricoltura di concludere il procedimento autorizzazione alla coltivazione di mais transgenico già autorizzato a livello comunitario senza attendere la decisione delle Regioni sui piani di coesistenza.

 

Le reazioni "Mantenere il territorio libero dagli organismi geneticamente modificati è un diritto sacrosanto della stragrande maggioranza degli agricoltori e dei cittadini e pertanto, se si dovesse rendere necessario, lo difenderemo democraticamente con referendum degli agricoltori, come previsto dalla raccomandazione comunitaria in materia di coesistenza degli Ogm con le altre coltivazioni". È preoccupata la reazione di coldiretti alla pronuncia del Consiglio di Stato del 19 gennaio scorso che segna, almeno sulla carta, un punto a favore di coloro che vogliono coltivare e vendere Ogm.

 

Accogliendo il ricorso del vicepresidente di Futuragra, l'associazione degli imprenditori agricoli vogliono coltivare gli ogm in particolare il mais, i giudici amministrativi hanno hanno ordinato al ministero dell'Agricoltura di concludere il procedimento di istruzione e autorizzazione alla coltivazione di mais geneticamente modificato che sia già stato autorizzato a livello comunitario senza attendere la decisione delle Regioni sui piani di coesistenza, come invece previsto dall'iter tracciato dal decreto legislativo 212/2001 dell'allora ministro Gianni Alemanno.

 

Secondo Futuragra la sentenza obbliga il ministero a "rilasciare l'autorizzazione alla semina di varietà iscritte al catalogo comune fissando un termine di 90 giorni per il rilascio dell'autorizzazione". In sostanza fra tre mesi in Italia si potrebbe iniziare a coltivare il mais Mon 810, l'unico prodotto transgenico autorizzato per la coltivazione in Europa, "la cui pericolosità - affermano i Vas (Verdi ambiente e società) - per l'ambiente e per l'uomo non è più un mistero per nessuno e ben sei Paesi dell'UE, Francia, Austria, Ungheria, Germania, Grecia e Lussemburgo lo hanno bandito dal proprio territorio invocando la clausola di salvaguardia".

 

Ma le cose, assicurano sia l'ex ministro dell'agricoltura Gianni Alemanno sia l'attuale ministro Luca Zaia, non saranno così facili per i pro-ogm. "Non cantino vittoria coloro che sono favorevoli agli ogm perché il blocco della mia circolare creerà un po' di confusione ma non aprirà la strada agli ogm" afferma a caldo Gianni Alemanno. "Continueremo a difendere cittadini e agricoltori" assicura il ministro Luca Zaia. "La sentenza - osserva il ministro, da tempo contrario agli ogm - contravviene in modo palese alla volontà della stragrande maggioranza dei cittadini e delle Regioni italiane. Primi fra questi, quegli agricoltori, ancora una volta la stragrande maggioranza, che non vogliono Ogm nei loro campi, consapevoli, innanzitutto, che è il valore identitario delle loro produzioni ad essere messo a repentaglio, la fertilità del loro futuro". E su questa linea il Ministero promette di dare battaglia.

 

Nell'annunciare il ricorso a un referendum "salva Made in Italy", il presidente di Coldiretti Sergio Marini spiega: "Ci opponiamo alla diffusione delle coltivazioni Ogm in Italia e sosteniamo l'obbligo di indicare in etichetta la loro eventuale presenza nei prodotti importati da altri Paesi per dare l'opportunità di riconoscere i prodotti "Ogm free". Un' agricoltura moderna che vuole rispondere alle domande dei consumatori - ha sottolineato Marini - deve fare scelte coerenti con i bisogni di sicurezza alimentare e ambientale nel rispetto del principio della precauzione, per non iniziare a percorrere strade senza ritorno. "

 

1 febbraio 2010

 

Fonte: Nuova Ecologia