Invece degli F35

 I Canadair in Italia ( Antonio Benforte su econote.it )


Ormai l’estate torrida è arrivata, in gran parte dell’Italia le temperature sono già vicine, se non oltre, i 30 gradi. Come ogni anno, quindi, si preannunciano mesi critici per gli incendi nei nostri boschi, soprattutto ad agosto. Sappiamo benissimo che spesso basta una piccola distrazione, come un fuoco acceso o una sigaretta gettata dal finestrino, a creare pericolosi incendi, per non parlare dei casi in cui le fiamme sono di natura dolosa. E quando questi incendi accadono, è necessario avere tutte le risorse a disposizione per poter rapidamente arginare il propagarsi delle fiamme. Oltre a personale a terra, molto utili sono da sempre i Canadair, gli aerei che trasportano e gettano acqua sulle fiamme, per intenderci.

Sui Canadair in Italia la questione è poco chiara: io stesso avevo scritto di una flotta di Canadair dimezzata, notizia che al momento non ha una conferma (anzi Il Mondo la smentisce). Resta il fatto che 15 Canadair per una nazione come l’Italia, flagellata dagli incendi, sono pochi, meno di uno a regione, che – come appare ovvio – è una cifra davvero molto bassa. Oltre che il numero esiguo, un altro problema sembra essere legato al loro impiego, come dimostra questa lettera di un comandante Canadair al Presidente del Consiglio, in cui si parla di solo 6 velivoli effettivamente usati. Purtroppo a queste scarse risorse, lo sappiamo, corrisponderà invece un aumento, non certo una diminuzione, del numero di incendi estivi. Ci sono moltissime zone del nostro paese – dalla Sicilia alla Campania, passando per la Sardegna, la Toscana, la Puglia e la Calabria – che d’estate diventano dei veri e propri roghi continui, con fiamme difficili da domare. Ed è solo di qualche settimana fa la notizia di un incendio di dimensioni vastissime che ha ucciso una squadra di 19 vigili del fuoco in Arizona. Non si prende dunque sottogamba la questione incendi, come se fosse necessario sottolinearlo. Qui in Italia, forse, ci piace scherzare con il fuoco. Ma rischiamo di farci male.

 

( editoriale ECOLETTERA 26 )