Suggerimenti per un programma di politica fiscale

                                                                                                              di Guido Ortona *

 

1. Reddito e ricchezza. Ricordo che il reddito è quanto un tale guadagna periodicamente, per esempio lo stipendio. La ricchezza è il valore delle cose che un tale possiede, per esempio una casa o delle azioni. Ci sono delle intersezioni: il conto in banca fa parte della ricchezza, ma comprende anche lo stipendio che si è appena ricevuto, se versato in banca, e che viene consumato nel corso di un mese; un quadro o delle monete d'oro o un SUV fanno parte della ricchezza o meno a seconda di come vengono classificati nella normativa in vigore.

2. Ricchezza mobiliare e immobiliare. La ricchezza a sua volta si divide in due:

mobiliare (soldi in banca o sotto il materasso, BOT, azioni, obbligazioni) e immobiliare (case, terreni); in più c'è una zona grigia (quadri di autore, per es.), che conta poco, e che a fini fiscali può venire assimilata a una delle due categorie.


3. Imposte sul reddito e sul patrimonio. L'imposta sul reddito consiste nel pagare una certa percentuale del reddito; di solito le aliquote sono progressive, per esempio niente fino a 10.000E, 10% fino a 20.000 e 20% oltre; quindi se uno guadagna 50.000E pagherà 0x10.000 + 0.1x10.000 + 0.2x30.000=7.000. Invece l'imposta patrimoniale consiste nel pagare una percentuale del valore della ricchezza posseduta. Questa imposta può naturalmente riguardare la ricchezza mobiliare, quella immobiliare o entrambe. In generale la tassa patrimoniale non dovrebbe esistere, e infatti va considerata una tassa di emergenza. Vediamo prima perché non dovrebbe esistere (par. 4), poi perché è giusto che lo sia in certi casi (come quello italiano attuale, par.5), e poi le differenze fra una patrimoniale sulla ricchezza mobiliare e su quella immobiliare (par. 6).


4. La patrimoniale non dovrebbe esistere... Ci sono due motivi per cui un'imposta patrimoniale è sbagliata in linea di principio. Il primo è che se le cose funzionano bene è una doppia tassazione: la ricchezza è acquistata coi risparmi, cioè con redditi accumulati su cui è già stata pagata la tassa sui redditi. Il signor Cicala, che guadagna 50.000E all'anno e li spende tutti all'osteria, pagherà ogni anno la sua imposta sul reddito, mettiamo 20.000E. Invece il signor Formica non va all'osteria, paga ogni anno 20.000E e risparmia i soldi per comprare una casa. Se quando l'ha comprata paga poi su di essa una patrimoniale è come se venisse tassato l'impiego dei soldi per comprare una casa, a differenza di quello per andare all'osteria. (La stessa cosa vale per i beni di lusso, come barche o SUV. Se uno compra un SUV magari è un cretino, ma se è un cretino onesto lo ha pagato coi risparmi che ha fatto dopo avere pagato le tasse). Il secondo motivo è che un'imposta patrimoniale è più difficile da gestire con equità: se riguarda la ricchezza mobiliare può causare la fuga di capitali all'estero per chi può farlo, e se riguarda quella immobiliare urta contro l'incertezza dei dati catastali (inevitabile, dato che il valore dipende in ultimo dai valori di mercato, che fluttuano).


5. ...Però in certi casi è bene che esista. Quanto sopra però va bene in situazioni economiche e legali normali. In un mondo ideale non dovrebbe esistere nemmeno l'IVA, ma solo l'imposta sul reddito e alcune imposte che corrispondono a costi per la società specifici: per esempio è giusto che esista il bollo di circolazione, differenziato per tipo di veicolo, perché non è giusto che paghi l'usura della strade anche chi va a piedi, ed è giusto che un veicolo più pesante (che usura maggiormente le strade) paghi più di uno leggero. Ma in una situazione in cui l'economia è in crisi, e il sistema di accertamento anche, ci sono due motivi per introdurre una patrimoniale: il primo è recuperare dei fondi là dove ci sono. Si suppone che chi ha più ricchezza possa pagare di più, e quindi si tassa la sua ricchezza. Il secondo è supplire con una tassa patrimoniale all'inadeguatezza dell'imposizione sul reddito: un tale evade l'irpef, ma si compra delle case, tassando le quali si recupera in pratica l'irpef non pagata. Quindi un'imposta patrimoniale va considerata un'imposta di emergenza, da tenere in vigore finché non si sia posto rimedio all'emergenza.


6. Imposizione patrimoniale immobiliare e mobiliare. Esaminiamole separatamente. Una patrimoniale sui beni immobili ha quattro difetti. Il primo l'abbiamo già visto, l'erraticità dei valori catastali. Il secondo è il rischio di creare situazioni molto difficili (si pensi a una casa ereditata da disoccupati), e di nuovo in modo erratico. Il terzo è che si può ottenere lo stesso risultato tassando di più le rendite da affitto ed eventualmente limitando la patrimoniale agli alloggi vuoti. Il quarto è che la tassa verrebbe scaricata sugli affitti. Credo che una patrimoniale sui beni immobili dovrebbe quindi essere limitata alle residenze di lusso e alle seconde (o terze) case e successive. Una patrimoniale sulla ricchezza mobiliare ha un solo difetto, e cioè che i capitali potrebbero indirizzarsi all'estero. Ma questo pericolo può essere facilmente sventato. In primo luogo, se la aliquota è piccola (diciamo 1%, che renderebbe circa 35-40 miliardi) la differenza non sarebbe tale da fare fuggire i soldi: chi li fa fuggire lo fa per motivi più sostanziali. Ma anche ammesso che il pericolo ci sia, o che si voglia ricorrere ad aliquote più alte, nulla impedisce di tassare le proprietà mobiliari dei cittadini italiani ovunque essi le abbiano, eventualmente con un'aliquota punitiva se sono all'estero. Se poi si vuole ricorrere a una tassazione più elevata una tantum (vedi più sotto) è sufficiente imporla la domenica a banche chiuse, assumendo come imponibile il valore del venerdì precedente. Naturalmente ciò va fatto all'improvviso, e senza lasciare trapelare indiscrezioni prima; ma le operazioni improvvise sono una pratica non rara.


7. In conclusione. La mia proposta quindi è la seguente: a) Nessuna ulteriore patrimoniale sui beni immobili, o al massimo un'imposizione con molte esenzioni. Il fatto è che questa imposta è già stata introdotta (male) con l'IMU. Piuttosto, revisione dell'IMU, con aliquote progressive, maggiore imposizione sulle seconde, terze e ulteriori case, possibilità di esenzione totale o parziale sulla base di accertamento a richiesta. b) una robusta patrimoniale sulla ricchezza mobiliare, dell'ordine dell'1% medio, che potrebbe rendere circa 35-40 miliardi. c) una robusta tassazione sui beni di lusso (SUV, barche, scuole private costose, quadri, ecc.; e anche sulle seconde e terze case, anche all'estero e in aggiunta all'IMU), portando però in detrazione le tasse sul reddito pagate. La tassa sui SUV potrebbe essere (why not) del 20%. Il signor Rossi ne ha uno da 50.000E, quindi dovrebbe pagarne 10.000. Ma se ha pagato 10.000E (o più) di tassa sul reddito non paga nulla. Se ne ha pagato 8.000 ne paga 2.000. Se non ha pagato niente paga 20.000. Se ha intestato il SUV a un nonno nullatenente, sarà il nonno a dover pagare. In pratica è una tassa sull'evasione e sull'elusione fiscale; non so quanto possa essere il gettito, ma sicuramente è molto elevato. Credo che 20 miliardi sia una cifra molto conservatrice. Ci sono dei problemi tecnici (i SUV in leasing, le barche comprate per affittarle, ecc.); ma sono sicuramente risolvibili. d) Infine, se si vuole ridurre il debito con una terapia d'urto (cosa a mio avviso non necessaria, ma forse resa tale da impegni con l'Europa), la mia proposta è una robusta tassazione una tantum della ricchezza mobiliare, diciamo del 5%, da attuare all'improvviso come sopra descritto, in alternativa alla tassazione dei redditi dei cittadini normali e alla riduzione del welfare.


* professore Ordinario di Politica Economica presso la Facoltà di Scienze Politiche dell'Università del Piemonte Orientale.

ortona@unipmn.it

novembre 2012