Elezioni: intervallo con pecore sperando che dormiate

( editoriale ECOLETTERA 13/15 dicembre 2012 del Gruppo Cinque Terre )

Con il voto sulla legge di stabilità, un minestrone di 14 articoli con centinaia di commi che tranne qualche senatore delegato nessuno ha letto, il primo tempo del governo PD-UDC-PDL è finito, con qualche settimana di anticipo.

L’anticipo era utile a tutti. Significa che sarà ancora Napolitano a gestire l’incarico per il nuovo governo, significa che i referendum sul lavoro vengono accantonati, significa che nuove liste, ad esempio il Movimento 5Stelle e non solo, hanno seri problemi a raccogliere le firme senza parlamentari di appoggio, significa che ci si tiene il porcellum visto che nessuna delle ipotesi su cui i partiti montiani avevano trovato l’accordo è utile a impedire al Movimento 5Stelle di entrare nelle due Camere. Per questo il PD in particolare, pur scaricandone mediaticamente la responsabilità ad altri, ha fatto di tutto per salvare la legge maggioritaria di Calderoli.

In 13 mesi i partiti sostenitori di Monti e sostenuti dal 90 % dell’ informazione dei giornali, delle tv, delle società di sondaggi, hanno votato insieme tutto:

La manovra Salva Italia (prima ondata di tributi dal canone rai ai carburanti, dalla casa alla previdenza), un accordo sulle pensioni che ci regala il sistema più punitivo dell’intera Europa, poi la nuova IMU di Berlusconi con l’estensione del governo Monti alla prima casa, poi la Riforma del Lavoro con la demolizione dell’articolo 18 e il nuovo articolo 8, poi il Fiscal Compact e gli impegni europei connessi per i prossimi decenni, poi il decreto sullo spending review. Infine il ddl Anticorruzione che aumenta le pene ma rende più difficile l’applicazione delle norme, e ancora il decreto Salute che taglia i posti letto e assomma nuove e continuate incombenze ai medici generici. Di contorno un contratto per i metalmeccanici non firmato dalla Fiom, con il decentramento progressivo degli Accordi nazionali su contrattazione e produttività e qualche decina di euro scaglionati , e l’ archiviazione, per il momento almeno, dei destini di quasi due su tre degli esodati. In arrivo la supertassa sui rifiuti ed il resto dopo il voto.

 

Tralasciando il resto non si può non sottolineare che non si è dimenticata invece ne la TAV ne gli F35. Nell’insieme grandi opere e nuovi armamenti prenotano più di 7 miliardi del bilancio per i quali le due scadenze dell’IMU non sono neppure sufficienti. Ammalati dal binomio di una crescita senza idee e di una austerità a senso unico non poteva finire se non come è finita: aumento della disoccupazione, debito sopra i 2000 miliardi di euro, PIL diminuito del 2,4%.

 

Nel convulso finale del primo tempo, mentre partiti, gruppi e parlamentari in estinzione si scompongono e ricompongono per mantenersi a galla, va di scena l’intermezzo di tre mesi nel quale dovremmo restare incollati alla poltrona a contare le pecore in tv; dove si cercherà di convincerci che si dovrà scegliere solo fra l’uomo che ci salverà dall’avvento dei comunisti e l’altro che ci libererà finalmente dal cattivo a cui piacciono troppo le ragazze. Insomma di nuovo lo scontro titanico fra berlusconismo e antiberlusconismo, la ricetta eccitante che si immagina sicura per rimescolare le carte, trasformare gli elettori in tifosi rincitrulliti, e non cambiare nulla.

 

Il desolante finale del primo tempo due cose ce le da per sicure: che senza il sostegno del destracentrosinistra il governo di Monti non va al secondo tempo; fra i contendenti televisivi che litigano su tutto tranne che sulle cose importanti per il futuro del paese, non c’è neppure uno spazio di mezzo in prima persona per gli apprendisti stregoni confindustriali, come d'altronde non c’è in tutto il resto dell’Europa. Il Monti del secondo tempo, con qualche riserva subentrata in soccorso e alcuni mandati in panchina, non potrà che avere gli stessi sostenitori del primo tempo. Infine, che ci piaccia o no, dovremo confidare in quanto e come il Movimento 5Stelle riuscirà a rispondere alle aspettative di un esteso fronte del paese che rivendica un'altra Italia ma che nei suoi mille frammenti non riesce a esprimere un più definito progetto di cambio di paradigma.

Superficialità o opportunismo dell’ultima ora non possono nascondere  che i grillini sono l’unica novità positiva e per questo hanno un largo fronte di nemici multicolorati difensori dello status quo.

Il Movimento di Grillo, di fatto non ancora nato come soggetto nazionale , per quanto braccato e attaccato su tutti i fronti, dovrà dimostrare rapidamente le sue reali potenzialità o, rapidamente come è nato, si disgregherà. Delle due camere al Senato è praticamente certo che solo il movimento di Grillo rappresenterà l’opposizione; mentre alla Camera, dove il porcellum regala comunque la maggioranza del 55% anche a chi ne è lontano, l’ipotesi di un'altra opposizione, i cosiddetti arancioni , presi d’assalto dai residui delle opposizioni fallite degli ultimi anni ( che alcuni chiamano le liste dei dinosauri ) e dalla incapacità di darsi una fisionomia definita, potrebbero dissolversi prima di nascere o durare poche settimane dopo il voto.