Campi da golp e quarto polo

By ilsimplicissimus *

Qualcuno si stupisce che il “tecnico” si stia preparando il proprio partito da Palazzo Chigi (e che partito: con Casini e Montezemolo si è assicurato il meglio sulla piazza). Ma io non ne sono affatto sorpreso: la tecnica e l’economia in questo anno sono stati solo un pretesto o un fil di fumo mediatico per imporre una politica. Dal punto di vista della tecnica Monti e la sua squadra hanno fatto pena e ci sono numeri inequivocabili a testimoniarlo:

ma non era questo ciò che ci si aspettava dal professore era soltanto che portasse avanti l’idea di riduzione del welfare e dei diritti del lavoro, che svendesse e “riducesse lo Stato”.

Gli stessi numeri ci dicono che l’operazione spread è stata condotta dall’Europa, tramite la Bce, con metodi e retro pensieri greci: infatti a rigore gli spread dovrebbero essere molto più alti oggi che il debito pubblico è aumentato, la disoccupazione è cresciuta, la produzione industriale è caduta come in un burrone, il Pil è drammaticamente calato e persino il deficit di bilancio si è innalzato. Invece tendono a diminuire perché ora fa gioco dare rassicurazioni su Monti e il suo futuro rassemblement. La finanza e il retroterra di ideologia liberista di cui si nutre, se non altro come alibi delle sue malefatte, hanno trovato nell’intreccio fra la crisi, la moneta unica e il terrore degli stati forti di essere chiamati a contribuire, la miscela giusta per scardinare il modello sociale europeo a partire dagli stati più deboli, ma con una progressione che non lascerà fuori nessuno. Quindi è nella logica che i le centrali finanziarie oggi facciano enormi pressioni per conservare al potere il sodale che tecnico lo è stato solo di nome, portato a Palazzo Chigi in forza del ricatto-spread. La cosa è talmente evidente (e peraltro detta anche a chiare lettere da celebri economisti) che non si può sostenere l’agenda Monti, facendo finta che sia “necessaria”, senza sostenere di fatto l’opzione puramente politica che la sorregge, senza accettare il ricatto di una burocrazia europea che sta affondando l’idea di Europa, senza rinnegare le radici. Ecco perché la questione non si pone nei termini dell’ “agenda Monti più qualcosa” o con il far balenare la possibilità di qualche cerotto e nemmeno quella di unguenti miracolosi: l’alternativa a questo tipo di politiche deve essere globale e innestata in un’altra idea della società e della stessa economia. E soprattutto senza andare dietro al politico Monti fingendo che sia un tecnico e assecondandone l’opera di scasso della Costituzione.

 

Cose dette molte volte in questo blog e in molti altri, ma che acquistano attualità con il tentativo di creazione del quarto polo con o senza Ingroia: o questo si presenta come alternativo e senza le tentazioni già evidenti nei piccoli gruppi dirigenti residuali della sinistra di aperture al centro sinistra, oppure farà poca strada. O ricalca lo spirito referendario di riappropriazione dei beni pubblici, ma in senso più lato del futuro e della dignità del lavoro o finirà per agonizzare dentro le camarille come dice Marco Revelli e un’eterna contrattazione delle briciole. O sarà una speranza capace di separare il grano dal loglio nel centro sinistra o sarà un’appendice, anche in presenza di una rappresentanza parlamentare. Del resto solo dentro una prospettiva forte e non annacquata si potranno superare le divisioni, reali o pavloviane che siano. Con la crisi il liberismo ha avuto le sue chances, ma ha anche aperto un territorio libero e una consapevolezza che il cambiamento non solo è possibile, ma necessario. Buttare al vento questa occasione, in cambio di qualche nome, sarebbe un delitto.

 

http://networkedblogs.com             -          19 dicembre 2012