NUOVE GUERRE IN SUDAN, LA DENUNCIA DELLE ONG

E' necessaria una immediata azione internazionale per scongiurare il rischio di una nuova sanguinosa guerra nel sud del Sudan, dato che l'accordo di pace firmato nel 2005 tra i ribelli dell'Esercito di Liberazione Popolare del Sudan (Spla) e il governo di Khartoum sta vacillando. Questo il cuore dell'appello lanciato da dieci agenzie umanitarie

, 'Rescuing the Peace in Southern Sudan', e pubblicato a Nairobi alla vigilia del quinto anniversario della firma dell'accordo che ha messo fine a 22 anni di guerra e quasi due milioni di morti.

 

"Non è ancora troppo tardi per evitare il disastro, ma i prossimi 12 mesi sono un banco di prova per il più grande paese africano - ha dichiarato Maya Mailer, consulente della Ong Oxfam co-autrice del rapporto - L'anno scorso abbiamo registrato nel sud del Sudan una escalation di violenza che potrebbe proseguire e trasformarsi in una delle più gravi emergenze dell'Africa nel 2010". Secondo le agenzie, l'anno scorso circa 2.500 persone sono state uccise e 350 mila sono state costrette a fuggire dalle loro case. Il cocktail letale che secondo le Ong minaccia l'area sono la povertà cronica e le tensioni politiche.

 

Per il Sud Sudan, infatti, si sta avvicinando il tanto atteso referendum sulla sua indipendenza previsto per il gennaio 2011 e la situazione si fa sempre più delicata, dato che la regione, con il Darfur, è la più ricca di petrolio delle zone sudanesi e fa gola a molti paesi stranieri, che intanto si stanno impegnando in vari modi per legarsi agli uomini di potere della regione. In vista delle presidenziali del prossimo aprile e della consulta sull'indipendenza, gli ex ribelli cristiani dell'Esercito di Liberazione Popolare del Sudan (Spla) che oggi governano la regione di Juba ma non i suoi giacimenti petroliferi (l'85 percento di quelli sudanesi), si stanno riarmando.

 

Ed è qui che entrano in scena i legami con Israele e gli Stati Uniti. A loro, secondo la Bbc, era destinato il carico d'armi (33 carri armati, 150 lanciarazzi e 6 sistemi missilistici antiaerei) che il 12 febbraio 2009 la nave cargo ‘MV Faina' scaricò nel porto di Mombasa, in Kenya, dopo essere stata sotto sequestro da parte dei pirati somali per quattro mesi. Il carico venne riscattato con il pagamento di 3,2 milioni di dollari da parte del proprietario della nave: l'imprenditore ucraino-israeliano Vadim Alperin, sospettato di essere un ex agente del Mossad. E, attraverso questo stesso canale, il Governo del Sud Sudan (Goss) avrebbe ricevuto altri rifornimenti bellici negli ultimi mesi. Il che non costituisce una novità rispetto al passato: durante la guerra civile lo Spla, oltre ad essere assistito dalle forze speciali Usa, veniva rifornito di armi da Israele, via Etiopia e Uganda.

 

La corsa all'oro nero del Sudan, dunque, sta dietro ogni movimento, ogni tensione, ogni manovra intorno al paese africano e al suo contestato governo. E' noto che l'Occidente punti a un cambio di regime a Khartoum per avere un governo sudanese ‘amico' che riveda i contratti petroliferi con la Cina firmati dal presidente Omar Hasan Ahmad al-Bashir. Le leve che Stati Uniti, Europa e Israele stanno usando per rovesciare il suo regime sono il Darfur, zona in guerra dal 2003 a causa di due gruppi ribelli anch'essi legati a doppio filo con Israele e l'Occidente, e il Sud Sudan, le regioni dove, appunto, si concentrano i principali giacimenti petrolferi.

 

di Stella Spinelli

 

Fonte: Peace Reporter