pace e guerra

La spesa militare in Italia

   Previsione spese militari 2012-2014: Un grottesco carnevale. Un gioco che fa male.


di Rossana De Simone *

Se la situazione di Finmeccanica non lascia spazio a commenti che non siano di disprezzo per lo spreco di risorse pubbliche, la situazione prospettata dal  Bilancio di previsione dello Stato per l'anno finanziario 2012 ha del grottesco.

Rete Disarmo al Senato: non modificate la legge sull’export di armamenti

     Al Senato riprende l’iter della Legge “Comunitaria” 2011 che contiene una delega al Governo sulle norme per le armi

Una lettera aperta a tutti i capogruppo del Senato e ai componenti delle Commissioni Affari Esteri, Difesa e Politiche Comunitarie. E’ questa la strada scelta dalla Rete Italiana per il Disarmo e i suoi aderenti (circa trenta organismi di varia natura che hanno scelto l’impegno per il controllo degli armamenti e per una prospettiva di disarmo) per chiedere al Senato di fermare l’ipotesi di una delega al Governo per la modifica della legge 185/90. 

Marcia Perugia-Assisi: la mozione finale

                                                  Principi
Primo. Il mondo sta diventando sempre più insicuro. Se continuiamo a spendere 1.6 trilioni di dollari all'anno per fare la guerra non riusciremo a risolvere nessuno dei grandi problemi del nostro tempo: la miseria e la morte per fame, il cambio climatico, la disoccupazione, le mafie, la criminalità organizzata e la corruzione. Se vogliamo uscire dalla crisi dobbiamo smettere di fare la guerra e passare dalla sicurezza militare alla sicurezza umana, dalla sicurezza nazionale alla sicurezza comune. 

Basta con i veleni di stato

Nasce il coordinamento dei comuni contaminati dagli arsenali segreti
L’ Italia vittima delle armi chimiche fa sentire la sua voce

 

Il conflitto in Libia rilancia l’allarme sullo spettro delle armi chimiche, accumulate da Gheddafi in grande quantità. Ma ci sono molti comuni italiani che da almeno settant’anni sono vittime degli stessi veleni. Dalla Tuscia alla Lombardia, dalle Marche alla Campania, dal Lazio alla Puglia terreni, stabilimenti e discariche sottomarine continuano a ospitare l’eredità del colossale arsenale di armi chimiche creato dal fascismo e nascosto dai governi della Repubblica. Adesso un gruppo di associazioni e comitati ha deciso di riunirsi per chiedere che questa scia di morte venga spezzata, invocando che venga finalmente fatta chiarezza sui rischi di questa bomba sepolta nel mare e nel terreno del nostro paese.

La Nonviolenza oggi in Italia

       intervista a  Michele Boato


- Come
è avvenuto il tuo accostamento alla nonviolenza?
- Mi sono avvicinato alla nonviolenza dal 1972, quando, a 25 anni, ho cominciato a capire, durante un convegno nazionale semi-clandestino di Lotta Continua a Rimini, il suicidio umano e culturale della prospettiva della “guerra di popolo”, tipo Irlanda del Nord (Ira) o Paesi Baschi (Eta), che veniva proposta con sempre maggior insistenza da una buona parte del gruppo dirigente, forzando in senso insurrezionalista la lettura delle lotte di quegli anni (dai cortei della Fiat del '69, alle barricate delle imprese d’appalto di Marghera del '70, alle lotte dei carcerati e dei soldati, fino ai moti per Reggio Calabria capoluogo). Così Lotta Continua tendeva ad assumere (ma per fortuna si è sciolta prima) i connotati di un partitino leninista, gerarchizzato, con un “servizio d’ordine” numeroso ed aggressivo, tradendo l’ispirazione antiautoritaria (Rosa Luxemburg) con cui l’avevamo costruita, anche a Venezia e Marghera, nell’autunno del 1969.


-  Quali personalità della nonviolenza hanno contato di più per te, e perchè?

-  Con Alex Langer ho avuto molte occasioni di collaborazione, prima in Lotta Continua, poi nei Cristiani per il Socialismo, infine nei Verdi: l'attenzione agli interlocutori (“amici” o “avversari”), la volontà di costruire ponti tra culture, società, gruppi diversi, la fiducia nella forza della verità, della denuncia, della proposta chiara anche se apparentemente impossibile: queste alcune delle caratteristiche che fanno di Alex un vero amico della nonviolenza.

                                                                                                    ( 2 ottobre 2010 )

leggi l’intera intervista su:

http://www.ecoistituto-italia.org/cms/?q=node/513

I numeri della guerra

 

2 ottobre: giornata internazionale della Nonviolenza

 

 Con 40,6 miliardi di dollari in valori correnti l'Italia mantiene anche nel 2008 l'ottavo posto nel mondo per spese militari: lo si apprende dal Sipri Yearbook 2009, l'annuale rapporto reso noto ieri dall'autorevole Istituto di ricerche di Stoccolma.
L'incremento del budget militare nazionale è dell'1,8%, ma il costo sociale per ogni italiano è molto più alto perchè la spesa pro-capite del nostro paese è di 689 dollari, una delle maggiori al mondo, e per il quinto anno consecutivo supera di gran lunga quella Germania (568 dollari) e da diversi anni anche quella di altri paesi del G8 come Russia (413 dollari) e Giappone (361 dollari).
L'Italia ricopre il 2,8% della spesa militare mondiale che vede gli Stati Uniti stabilmente al primo posto con una spesa di 607 miliardi di dollari (il 41,5% del totale mondiale), seguita per la prima volta dal dopoguerra dalla Cina - i cui dati "stimati" riportano un incremento del 10% e si aggirano sugli 84,9 miliardi di dollari (il 5,8% del totale)

NUOVE GUERRE IN SUDAN, LA DENUNCIA DELLE ONG

E' necessaria una immediata azione internazionale per scongiurare il rischio di una nuova sanguinosa guerra nel sud del Sudan, dato che l'accordo di pace firmato nel 2005 tra i ribelli dell'Esercito di Liberazione Popolare del Sudan (Spla) e il governo di Khartoum sta vacillando. Questo il cuore dell'appello lanciato da dieci agenzie umanitarie