economia

L’economista Serge Latouche a Servizio Pubblico di Santoro

    “ Da tempo non si deve parlare di democrazia ma di postdemocrazia, una democrazia dominata dai media e dalle lobby che manipolano; il vero potere è delle imprese trasnazionali. 

" Crescitalia", ossessione suicida

       di Paolo Cacciari*

Come possiamo «realizzare il benessere economico senza dover sottostare alle logiche incrementali imposte dal mercato finanziario attraverso il debito»?


Insistere nell'obiettivo della crescita economica è voler perseverare in una direzione ingannevole, perversa e catastrofica. La vera risposta alla crisi della crescita sarebbe quella di fare a meno della crescita: realizzare il benessere economico senza dover sottostare alle logiche incrementali imposte dal mercato finanziario attraverso il debito Ci mancava "Crescitalia", il nuovo slogan coniato dal professor Monti per la "fase due" del suo governo. Forse persino un nuovo brand destinato a prendere il posto nel mercato della politica di quello consunto di Forza Italia.

La cura dell'acqua contro la BCE

    di Marco Bersani *

La battaglia per la riappropriazione dei beni comuni confligge con il patto di stabilità europeo. Per questo bisogna pensare a un suo superamento. La vittoria al referendum insegna che vincere è possibile.
C'entra la battaglia per la ripubblicizzazione dell'acqua con la crisi e con le politiche monetariste della Bce? Moltissimo e per diversi motivi.

Ciao ciao Berlusconi, ma non è il momento di festeggiare

     di Andrea Degl'Innocenti *

Berlusconi e Monti, il passato ed il futuro dell'Italia, il primo responsabile di uno dei capitoli più bui del nostro paese, il secondo emissario di forze internazionali che mirano a depredarlo delle proprie risorse
Certo, dopo 17 anni ce lo saremmo immaginati in un altro modo. Non mancano le feste e i caroselli, le grida di giubilio per le strade, le piazze gremite di gente e di bandiere. Ma la sensazione di fondo è quella di una gioia che non riesce ad esplodere. Quello che con ogni probabilità è l'addio definitivo di Silvio Berlusconi alla politica merita oggi giusto un melanconico brindisi, un'alzata di calici alla fine di un'era buia del nostro paese, con la felicità uccisa sul nascere dalla mancanza di prospettive future confortanti.

L'oro della Banca d'Italia

  "Di chi è l'oro della Banca d'Italia?". A questa domanda un qualunque cittadino risponderebbe subito "Quell'oro appartiene allo Stato perché la Banca d'Italia è dello Stato". Lo dice la parola stessa, la banca in questione dovrebbe appartenere all'Italia. Gli azionisti della Banca d'Italia non sono però gli italiani, ma le banche private.

Quali? IntesaSanpaolo con il 30,3%, UniCredit con il 22,1% e con quote minori Assicurazioni Generali, Cassa di Risparmio in Bologna, Carige, BNL, Monte dei Paschi, Cassa di Risparmio di Biella e Vercelli, Cassa di Risparmio di Parma e Piacenza.

Debiti pubblici, crisi economica e decrescita felice

  Sentinella, quanto resta della notte?
  Isaia 21,11

     di Maurizio Pallante

Le speculazioni sui titoli pubblici degli Stati più indebitati e i successivi crolli delle borse, trascinate al ribasso dalle perdite delle banche che ne hanno sottoscritto grandi quantità, avrebbero dovuto suscitare istintivamente una domanda che tuttavia non è stata mai posta: come mai negli ultimi anni tutti i paesi industrializzati hanno accumulato debiti pubblici sempre più consistenti, fino a raggiungere nel 2010 valori che vanno da un minimo dell’80 per cento del prodotto interno lordo nel Regno Unito al 225,8 in Giappone? Tra i paesi dell’Unione europea, in Francia il debito pubblico ha raggiunto l’81,7 per cento, in Germania l’83,2, in Portogallo il 93, in Irlanda il 96,2, in Belgio il 96,8, in Italia il 119, in Grecia il 142.

Gli europei e il ritorno al protezionismo

      Intervista a Philippe Murer *
   
Come difendere produzioni e posti di lavoro in Europa? Un sondaggio europeo mostra il favore verso il ritorno di tariffe doganali sulle importazioni da fuori Europa. In Francia la “demondializzazione” entra – da sinistra e da destra – nel dibattito delle elezioni presidenziali

La quadra della manovra

        di Monica Capo *
Sono giorni che si cerca “la quadra”, giorni che improvvisati avventurieri cercano di votare, “con il cuore che gronda sangue”, una manovra finanziaria equa, giorni che si studiano norme che poi il giorno seguente puntualmente saltano, che si fa tutto e il contrario di tutto. Sembra proprio che il Governo non abbia capito ancora che l'Italia è sotto osservazione, che i mercati finanziari stanno affilando le armi e che, quando la BCE smetterà di comprare i titoli del debito pubblico, (e finirà perché non potrà certo sostenerci in eterno) allora sì che ne vedremo delle belle.

La quattordicesima idea per "salvarci" dal capitalismo

   di Alessandro Farulli *

Tredici idee per rifondare il capitalismo possono sembrare tante o poche. Per qualcuno sarà come voler alzare il volume a un film muto, per altri sarà la soluzione a tutti i mali, per noi un buono spunto, ma con almeno un convitato di pietra - la quattordicesima idea - del quale non possiamo tacere.
Nell'articolo a firma Bill Clinton pubblicato oggi da Repubblica, ovvero le idee raccolte in Usa dalla rivista The Nation, laboratorio di idee della sinistra a stelle e strisce, la sostenibilità è perno centrale e questo aspetto è notevole. Tutto però è spostato sulla questione, certamente importante, dell'energia - sia per la produzione, sia per la ricerca, sia per l'occupazione - mentre la materia, che sarebbe l'altra fondamentale gamba dell'economia ecologica, non c'è traccia.

Green economy ricetta anticrisi

Presentato il 21 febbraio a Nairobi in Kenya, il nuovo Rapporto sulla Green Economy del Programma ONU per l’Ambiente (UNEP), affronta in oltre 600 pagine il tema dell’”economia verde”, individuandone le potenzialità di sviluppo economico a livello planetario. Con investimenti precisi è possibile garantrire occupazione, minori emissioni di CO2 e contrastare la povertà.
L’ordine degli investimenti del settore privato è del due per cento del PIL mondiale sino al 2050, da destinare, o meglio riconvertire in dieci settori chiave: agricoltura; edilizia; energia; pesca; foreste; industria; turismo; trasporti; gestione di acqua e rifiuti, la stesa cifra che oggi interessa i sussidi destinati allo sfruttamento di  carburanti fossili, alla pesca e all’agricoltura non sostenibili, con tutti i danni ambientali, sociali e geo-politici, che la cronaca ogni giorno racconta sempre più.