di Massimo
Marino *
Sebbene oggi in Italia, al contrario del resto d’Europa, non sia in vista un movimento politico ampio e pluralista che metta al centro della sua mission l’avvio di una graduale conversione ecologica dell’economia, della società e degli stili di vita nel nostro paese, si è aperto qualche nuovo spazio di dibattito sul rapporto di una possibile nuova forza ecologista con le sue inevitabili connotazioni civiche e anticasta ( per usare una brutta parola in uso ), con l'insieme dei partiti esistenti.
Il dibattito, a parte qualche nicchia culturale preesistente, è stato aperto negli ultimi anni dall’iniziativa di Grillo, dalle iniziali riflessioni teoriche di un piccolissimo gruppo di persone che hanno fondato il Gruppo delle Cinque Terre, ma ancor più dalla diffusione, negli ultimi 10 anni, di esperienze civiche locali ( alle quali alcuni aggiungono l’aggettivo “veraci”, cioè veramente autonome dai partiti ) contaminate dalla cultura della tutela del territorio, dei beni comuni e dei diritti individuali e collettivi; esperienze che si sono anche cimentate con la presenza negli appuntamenti elettorali locali.