Noreena Hertz, la teorica del coop-capitalismo

        di Massimo Marino

Alcuni l'hanno soprannominata, per le sue posizioni critiche sulla globalizzazione e sul liberismo, la "Naomi Klein inglese". Bono degli U2 la considera la principale artefice del grande successo della campagna di raccolta fondi contro l'AIDS "Red".

 Noreena Hertz è un caso particolare: dopo anni a stretto contatto con la globalizzazione e le organizzazioni internazionali, ha assunto posizioni di forte critica di questo sistema. Sulla scia del libro di Naomi Klein "No Logo", vicino al movimento new global, anche la Hertz sviluppa la sua accusa all'economia delle multinazionali nel saggio intitolato "La conquista silenziosa: perché le multinazionali minacciano la democrazia".

 

 

Cuore dell'analisi è la considerazione che tra le cento maggiori economie del mondo, cinquantuno sono multinazionali e solo quarantanove sono stati nazionali. Successivamente (2005) ha pubblicato il libro Un pianeta in debito che tratta della problematica del debito dei paesi del terzo mondo.
Noreena, nata nel 1967, si è laureata a soli diciannove anni in filosofia ed economia. Nei primi anni novanta è stata consulente del governo russo a Mosca per conto del Fondo Monetario Internazionale ed ha contribuito alla fondazione della Borsa di San Pietroburgo. Come responsabile dell'organizzazione non governativa "Center for Middle East Competitive Strategy" ha collaborato con l'Autorità palestinese, il governo israeliano, giordano ed egiziano per lo sviluppo di programmi finanziari e iniziative economiche finalizzati a sbloccare la crisi nel Mediorente dopo l'omicidio di Yitzhak Rabin. Ad oggi è direttrice associata del Centre for International Business and Management dell'Università di Cambridge.

Un pianeta in debito inizia raccontando la crociata del leader degli U2, Bono Vox, a favore della cancellazione del debito e ripercorre la storia di questo fenomeno a partire dal primo dopoguerra, analizzando le sue origini e le motivazione della crescita esponenziale del debito in rapporto all'evoluzione dell'economia e del mercato mondiali. L'autrice esamina le posizioni assunte dalla Banca Mondiale, dal Fondo Monetario Internazionale,  dai governi dei singoli paesi creditori, denunciando che non sono state mantenute le promesse fatte dai paesi creditori nella riunione del G8 di Ginevra del 1999 e come le diverse istituzioni sovranazionali si siano limitati a prescrivere ai paesi debitori aggiustamenti strutturali economici senza tener conto delle specificità delle economie locali. Il libro analizza le responsabilità dei governi dei paesi debitori, considerati spesso corrotti e disonesti, con il peso del debito gravante soprattutto sulle popolazioni locali, che l'autrice ritiene costrette a vivere nell'indigenza. La questione del debito non viene considerata solo una questione etica, ma viene ritenuta importante anche in quanto la disparità sociale e di tenore di vita esistente tra paesi creditori e debitori viene considerata causa dell'aumento del terrorismo e dell'immigrazione clandestina, nonché del ritorno di malattie ritenute debellate. Ne viene influenzata la stessa questione della salvaguardia dell'ambiente naturale, in quanto questa non può essere garantita in mancanza delle condizioni di vita accettabili per la popolazione.
Il libro conclude con la considerazione che molti dei debiti gravanti sui paesi del terzo e quarto mondo siano in realtà inesigibili in quanto illegittimi. I debiti sarebbero infatti stati contratti da regimi non legittimati dal consenso democratico e i fondi ottenuto sarebbero stati utilizzati contro gli interessi delle popolazioni indebitate. Le proposte presuppongono che all'apatia e all' indifferenza di chi crede che questi problemi non lo riguardino, si sostituisca una mobilitazione sociale.

 

Emerge da qui la teoria del "Coop Capitalism": Noreena Hertz critica duramente il modello liberista che ha dominato il mondo sul piano economico e culturale negli ultimi trenta anni, il "Gucci Capitalism", modellato da Ronald Reagan e Margareth Tatcher. La crisi economica e finanziaria esplosa nel 2007 è stata secondo la Hertz "una carneficina".  La Hertz, avanza un nuovo modello sociale, il "Coop Capitalism", fondato non più sulla massimizzazione del profitto per il singolo individuo ma sulla ricerca di soluzioni collaborative, su scelte che si preoccupano delle conseguenze sociali e ambientali di medio-lungo periodo. Con qualche eccesso di ottimismo e di ingenuità, ad esempio sul vero peso e ruolo di Obama, Noreena sostiene che “ il mercato non è più un totem, neppure negli Stati Uniti”. Nel mondo si affermano nuovi Paesi, come il Brasile, che hanno adottato modelli non appiattiti sul libero mercato. Si diffonde una nuova cultura, da cui nasce anche il successo dei social network, fotografia di un mondo che cerca soluzioni condivise. Il successo non va più misurato solo dalla dimensione del conto in banca, come nel "Gucci Capitalism", ma da altri indicatori, come la felicità e il benessere collettivo. Le imprese cooperative sono un modello vincente: ad esempio anche le cooperative emiliano-romagnole, gli istituti di credito cooperativi canadesi, le coop di consumo elvetiche che sono più longevi delle imprese private, e hanno retto meglio delle altre ai colpi della crisi mondiale.

 

 

"Le cooperative - ha detto la Hertz -  sono la traduzione sul piano economico e sociale del Yes, we can di Obama; tutte le parti possono lavorare insieme per raggiungere il bene comune. Se tutti lo vorremo, andremo verso una società dove sempre meno persone faranno la spesa da Gucci e sempre più persone faranno la spesa alla coop".
 Uno degli aspetti di questa nuova visione sta nell' attenzione ai valori umani. «I recenti lavori sull' economia comportamentale hanno dimostrato che la benevolenza è intrinseca alla natura umana più dell' individualismo. Stiamo entrando in un' era in cui si uniscono le forze e si tira tutti dalla stessa parte».

 

 

La Hertz cita come segnali della nuova era i movimenti come il freecycle in cui i membri si regalano o scambiano le cose anziché venderle, il job-sharing che si sta diffondendo in Giappone al posto dei licenziamenti, e «i referendum italiani sull' acqua pubblica». E ancora «i social network e i movimenti dell' open source, con le sue storie simbolo come Linux e Apache, o l' open design dei progettisti norvegesi».. Un ruolo determinante nella visione dell' economista, figlia di un' attivista dei diritti femminili, spetta alle donne. «La crisi finanziaria è stata una crisi maschile - dice - le donne non hanno avuto alcun ruolo. Ma devono averlo. Per esempio in Islanda molti correntisti si sono rivolti a compagnie finanziarie guidate da donne dopo che i loro macho-banchieri hanno spedito il paese sull' orlo del baratro. Ma non è possibile aspettare che questo cambiamento avvenga da solo per vie organiche, bisogna imporlo per legge com' è avvenuto in Spagna o in Norvegia con le quote femminili nei board delle compagnie».

 

Dal «Capitalismo Gucci» al «capitalismo cooperativo» il passaggio è un po’ azzardato e probabilmente con qualche eccesso di ingenuità, ma considerando da dove arriva Noreena,  il percorso è significativo. Noreena Hertz preconizza un cambiamento epocale nel pensiero e nella società innescato dalla crisi finanziaria: l' inizio di una nuova era economico-politica dal volto umano. «Nell' era del Gucci Capitalism - racconta l' economista e attivista, ascoltata da Bill Clinton come da Bono e Bob Geldof - gli azionisti erano i re, i banchieri percepivano stipendi 100 volte superiori ( ma il problema è che li prendono ancora )  a quelli dei normali lavoratori e dominava un credo quasi religioso nella capacità del mercato di essere un efficace meccanismo distributivo e anche dispensatore di libertà. Ogni giorno ci troviamo di fronte a decisioni importanti, e spesso ci affidiamo ai consigli degli esperti. Ma, ci dice l'economista Noreena Hertz, fare troppo affidamento su di loro può diventare limitante e perfino pericoloso. Il suo appello è quello per una democratizzazione delle sedi di valutazione tecnica delle situazioni. Ora ci sono le condizioni per una nuova forma di capitalismo, il "coop capitalism" che ha al centro valori di cooperazione, collaborazione e coordinamento”. Proprio a Reggio Emilia, dove è stata più volte, l’economista inglese ha ricevuto recentemente la tessera onoraria di socio Coop.

 

“Ci sono alcuni fattori chiave alla base del mio convincimento - spiega -. Il primo è che la vecchia ideologia è stata screditata sul piano intellettuale. Economisti come Paul Krugman, Joseph Stiglitz e la sottoscritta venivano considerati alternativi nello scorso decennio e ora si guarda noi per guidare la ripresa. Le aziende che per prime sarebbero messe nel mirino di questo nuovo atteggiamento paternalista dei governi, secondo Hertz, saranno fast food e società farmaceutiche. «Sarà fatta pressione perché si assumano la responsabilità dell' obesità e dei costi delle medicine”. Un altra ragione è che “sta emergendo una nuova configurazione di forze geopolitiche con la crescita di Cina, Brasile, India e il rafforzamento del G20». “Un mondo interconnesso - dice Hertz - ha bisogno di soluzioni interconnesse”.

 

Speriamo che, nel suo benedetto ottimismo, che forse sottovaluta il grado di rivoluzione sociale e culturale che presuppone il cambiamento auspicato, un pezzetto almeno della realtà le vada dietro…

Noreena e gli esperti di Finanza:

http://www.la7.it/infedele/pvideo-stream?id=i485359