Debiti pubblici, crisi economica e decrescita felice

  Sentinella, quanto resta della notte?
  Isaia 21,11

     di Maurizio Pallante

Le speculazioni sui titoli pubblici degli Stati più indebitati e i successivi crolli delle borse, trascinate al ribasso dalle perdite delle banche che ne hanno sottoscritto grandi quantità, avrebbero dovuto suscitare istintivamente una domanda che tuttavia non è stata mai posta: come mai negli ultimi anni tutti i paesi industrializzati hanno accumulato debiti pubblici sempre più consistenti, fino a raggiungere nel 2010 valori che vanno da un minimo dell’80 per cento del prodotto interno lordo nel Regno Unito al 225,8 in Giappone? Tra i paesi dell’Unione europea, in Francia il debito pubblico ha raggiunto l’81,7 per cento, in Germania l’83,2, in Portogallo il 93, in Irlanda il 96,2, in Belgio il 96,8, in Italia il 119, in Grecia il 142.

Nell’Eurozona, nel corso del 2010 il rapporto debito/pil è salito dal 79,3 all’85,1 per cento. Eppure il Patto di stabilità firmato dai paesi dell’Unione Europea prima dell’introduzione dell’euro nel 1999 fissava al 60 per cento la soglia massima di questo rapporto.  continua...