L’imbroglio di mezza estate dei referendum elettorali

di Massimo Marino *

Mentre gli italiani leggono con apprensione crescente i contenuti delle manovre di bilancio del governo e le eventuali mosse della cosiddetta opposizione parlamentare, per scoprire quanto e in che forme dovranno pagare il deficit accumulato dagli attila che hanno governato il paese negli ultimi 15 anni, un ciclone silenzioso, ma altrettanto preoccupante, si sta abbattendo sul paese attraverso diversi tentativi di demolire ulteriormente quel poco che resta di sistema democratico e di rappresentanza attraverso la presentazione di modifiche del sistema elettorale parlamentare per via referendaria.

La crisi del bipolarismo, che si tenta di imporre dalla metà degli anni ’90 attraverso le modifiche di tutti i sistemi elettorali vigenti, è ormai evidente: i due principali partiti che dovrebbero contendersi l’egemonia politica sono talmente disastrati che, a seconda del livello elettorale non raccolgono più del 35-40% del voto degli elettori ed arrivano poco sopra il 50% con gli alleati-satelliti o più gentilmente con quelli che non hanno chance o il coraggio di avere “autonomia politica” come direbbe Giovanni Sartori: Lega, Destra e autonomisti del nord e del sud verso il PDL, Vendoliani, IdV e residui del vecchio ambientalismo verde verso il PD. Preoccupati tutti dall’ipotesi che alla prossima puntata Grillo o qualcun altro possa mandare qualche decina di guastatori-risanatori nei due rami del parlamento, e stufi di fare i conti con le imprevedibili mosse di quell’area di centro ( Casini, Fini, Rutelli e possibili transufughi dai due fronti ) che per quanto non esista in modo consolidato se non nelle tabelle dei sondaggisti è pur sempre un elemento permanente di ricatto su posti e poltrone che sono sempre più piccole e precarie per tutti.

 

L’iniziativa che ha scatenato la bufera è stata la presentazione il 2 luglio della proposta di referendum “Io firmo.Riprendiamoci il voto” da parte di un variegato e forse troppo eterogeneo comitato promotore (Claudio Abbado, Salvatore Accardo, Umberto Ambrosoli, Alberto Asor Rosa, Corrado Augias, Gae Aulenti, Andrea Carandini, Luigi Brioschi, Tullio De Mauro, Umberto Eco, Carlo Feltrinelli, Inge Feltrinelli, Ernesto Ferrero. Vittorio Gregotti, Carlo Federico Grosso, Rosetta Loy, Dacia Maraini, Renzo Piano, Mario Pirani, Maurizio Pollini, Giovanni Sartori, Corrado Stajano, Massimo Teodori, Giovanni Valentini, Paolo Mauri, Gustavo Visentini, Innocenzo Cipolletta, Domenico Fisichella, Stefano Mauri, Benedetta Tobagi, Franco Cardini, Luciano Canfora, Irene Bignardi e Margherita Hack ). Formalmente presentata ai media da Stefano Passigli (ex parlamentare PD) Gianni Ferrara, l'ex ministro dell'Istruzione del governo Prodi, Tullio De Mauro e il politologo Giovanni Sartori; con l’appoggio, molto vago,  dei centristi e quello incerto  di Rifondazione.
Un insieme di componenti ( in prevalenza di estrema sinistra ma anche moderati e di centro ) che però hanno espresso con qualche elemento di incertezza una proposta totalmente condivisibile: eliminare il maggioritario ed i premi di maggioranza, ripristinare un sistema proporzionale, evitare la frammentazione con un quorum di accesso al 4%. In aggiunta: il ritorno alle preferenze invece del sistema bloccato e lo svincolo dell’indicazione obbligatoria del premier, che è di fatto una forzatura costituzionale che ha fatto un bel po’ di danni.
Una bella proposta, che restituirebbe agli italiani una vera libertà di voto e ridarrebbe dignità alla politica ed ai programmi; una proposta che ha fatto infuriare e preoccupare PD e PDL e non solo. Le reazioni, quasi tutte dietro le quinte sono state così pesanti e aggressive che uno dei promotori, Passigli, evidentemente spaventato, si è tirato indietro proponendo la sospensione dell’iniziativa di raccolta firme, malamente avviata nella fase estiva.

 

Non era infatti finita lì: l’11 luglio veniva presentata una seconda iniziativa da Di Pietro, Mario Segni (proprio lui, il guastatore degli anni ’90 ), Loredana De Petris di SeL (un partito sempre più incerto e ambiguo su qualunque tema), Enzo Palumbo del Partito Liberale, Nunzia Eleuteri dell'Unione Popolare, sembra con il piddino Parisi consenziente; con  presidente del comitato il costituzionalista bolognese Andrea Morrone. Una nuova proposta referendaria ( “Firmovotoscelgo” ) che ripropone i collegi uninominali dell’epoca “ulivista” per il 75% ed un 25% di proporzionale con blocco al 4%; insomma un ritorno, forse peggiorato, al precedente sistema (detto mattarellum)  con l’abolizione del sistema bloccato delle candidature e la riproposizione delle preferenze: che non c’entra  nulla con il resto ma viene da tutti usato un pò come specchietto per le allodole (gli italiani) per confondere il senso vero delle proposte che sembra essere quello di difendere l’esistente e rendere il parlamento inaccessibile a qualunque novità. Il neomattarellum avrebbe i difetti del vecchio ( le alleanze trasformiste per stare nei collegi), confusione ed instabilità successiva al voto, sostanziale irrilevanza del confronto sui programmi, variabile irrilevante e aggiuntiva dopo aver spartito i posti nei collegi. 

 

Ma il peggio doveva ancora arrivare: mentre gli italiani preparavano le valigie per le ferie Bersani e la Finocchiaro presentavano il 26 luglio una terza sorprendente proposta alla Cassazione, prima fatta votare di brutto dai gruppi parlamentari del PD riuniti, con 8 fra astenuti e non votanti. La proposta, che forse ci farebbe rimpiangere l’attuale  sistema Calderoli (impietosamente chiamato porcellum ), prevede un sistema a doppio turno, con l’elezione a sistema maggioritario attraverso i collegi del 70% degli eletti ed un 30% proporzionale con criteri non chiari. La proposta del PD, da qualcuno bollata come "ungherese", peggiora notevolmente il sistema attuale; con i collegi e il doppio turno ripropone un bipolarismo-bipartitismo forzoso ( tenendo conto che si ventila anche una riduzione dei parlamentari), viene “ingentilita” suggerendo la parità di genere nelle candidature e l’impossibilità di costituire nuovi gruppi parlamentari; due cose che di nuovo non c’entrano nulla con il cuore della proposta ma servono per sviare l’attenzione dal senso vero della iniziativa e acquisire consensi fra i tanti confusi con una opportuna rappresentazione reticente sui media. Insomma, quasi un tentativo di golpe elettorale che afferma che il sistema partitico italiano non si tocca e chi non si adegua resta fuori; praticamente la solita  minaccia di stampo veltroniano nei confronti dei propri “alleati” e probabilmente un tentativo  per azzerare le possibili  vocazioni parlamentari di Grillo.

Il quale pochi giorni fa rispondeva chiarendo che “ alle elezioni politiche nazionali, quando esse siano, il Movimento 5 Stelle si presenterà.”  Affermazione un po’ azzardata visto che, in mancanza di una strategia di alleanze di qualunque tipo, resta problematico capire come il  M5S possa essere presente in tutti i collegi ed eleggere qualcuno; tanto più se il sistema venisse taroccato in modo da renderlo inaccessibile a qualunque ospite sgradito.

La svolta involutiva di Bersani, del tutto allineata alle vocazioni del bipartitismo forzato di Veltroni, è un segnale grave e provocano i brividi alcune delle sue dichiarazioni:” Stiamo via via componendo il nostro progetto di riforma della Repubblica, avendo già presentato all'inizio della legislatura il disegno di riforma costituzionale e istituzionale”. Se il PDL, incerto fra quanto possa guadagnarci e quanto perderci, acconsentirà, il passaggio da un sistema politico in qualche modo ancora di “rappresentanza democratica” ad un sistema di “ rappresentanza  castale”, di fatto  inaccessibile per milioni di elettori anticasta, sarà compiuto.

 

Precisazioni:  Per chi pensasse che stiamo estremizzando la situazione vanno fatte alcune precisazioni:

 

1 Sistema proporzionale: non è un sistema fra i tanti ma è il sistema in vigore nella gran parte dei paesi definiti democratici. E’ presente nella gran parte dei paesi del mondo: senza sbarramenti in Belgio, Finlandia, Svizzera Portogallo, Bulgaria, Lussemburgo. Con sbarramento in Germania, Grecia, Spagna, Olanda, Austria, Danimarca, Svezia, Norvegia, Polonia, Romania, Ucraina, Repubblica Ceca.
Un misto proporzionale/maggioritario c’è in Russia, Giappone, Ungheria, Irlanda, Australia.
Il maggioritario uninominale a turno unico, profondamente in crisi, esiste, con crescenti perplessità e disfunzioni, in Gran Bretagna, USA, Canada. Il maggioritario uninominale a doppio turno c’è solo in Francia e nelle ex colonie francesi. Tutti paesi dove la partecipazione al voto è bassissima, difficilmente al di sopra del 50%. I nostri riformatori locali si guardano bene dal segnalarlo.

 

2 Preferenze: la reintroduzione delle preferenze è uno specchietto per le allodole ( o se volete per gli allocchi). Se fosse il problema si proporrebbe di reintrodurle e basta, separato dal resto delle proposte: nessuno lo fà a parte i fautori del proporzionale; viene usato per “addolcire la pillola”. Peraltro i più vecchi ricordano bene la intraprendenza mafiosa, delle lobby e dei gruppi di interesse nel controllare in modo ferreo la gestione delle preferenze nei primi 40 anni del dopoguerra. L’infiltrazione mafiosa nella politica è nata da lì. In realtà non esiste purtroppo un sistema ottimale: forse la soluzione più decente sarebbe quella di mezzo: lasciare ai partiti l’indicazione del “leader locale” cioè uno o due (uomo/donna) capolista bloccati, e poi  la lista in ordine alfabetico (uomo/donna) con libertà di preferenza. Con il leader gli elettori avrebbero più chiara la connotazione del partito, poi sceglierebbero in libertà nella lista chi preferiscono.   

 

3 I costi della casta: è un argomento enorme e complesso che i partiti, non potendolo ignorare, stanno cercando di aggirare a proprio favore. Ad esempio la riduzione dei parlamentari, se non viene accompagnata dal ripristino del proporzionale e l’eliminazione del premio di maggioranza o dei collegi uninominali ( che hanno più o meno la stessa valenza), cancellerebbe definitivamente dal possibile accesso al parlamento le forze nuove, quelle piccole e medie: sarebbe il trionfo del bipartitismo imposto illegittimamente, con almeno 5-10 milioni di elettori impossibilitati a scegliere in libertà i propri rappresentanti. La modifica del sistema elettorale per i comuni, introdotta poco prima della recente tornata elettorale nel più totale silenzio sulle sue conseguenze, riducendo il numero di eletti senza modificare il sistema, ha funzionato tragicamente bene, impedendo il possibile ingresso nelle amministrazioni locali di centinaia di candidati fuori o ai margini della casta …   

 

Conclusioni: Quello dei sistemi elettorali è il male oscuro della democrazia malata dell’ Italia, purtroppo del tutto sottovalutato o ignorato dai movimenti radicali, alternativi, civici, anticasta del paese, troppo presi dalle quotidiane esternazioni antiberlusconiane, incapaci di costruire aggregazioni e alleanze alternative di un qualche peso. Spesso inesperti nel comprendere le conseguenze di fondo delle diverse proposte.

Berlusconi è al tramonto, la demolizione del sistema di rappresentanza democratica del paese è invece in piena attività. Se ce ne fosse la piena comprensione migliaia di cittadini sarebbero in coda alle porte delle sedi comunali per firmare il referendum proporzionalista, forse l’ultima occasione che, nell’indifferenza, nel silenzio e nella disinformazione dei media  si sta sprecando…

* Gruppo delle Cinque Terre