Europe Ecologie: guai in vista?

  di Massimo Marino

  In Italia nessuno se ne è accorto, ma Europe Ecologie non esiste più; al termine del congresso di 4000 delegati  a Lione, con il quale ufficialmente è nato il terzo partito della Francia, che porterà l’ex  magistrato anticorruzione  Eva Joly fra 16 mesi  alla sfida delle elezioni presidenziali del 2012, il nome è stato cambiato, espressione del compromesso fra i diversi fondatori : Europe Ecologie-Les Verts  è il nuovo nome e Cecile Duflot, segretaria di Le verts, è diventata responsabile della nuova formazione.

Dopo  il successo straordinario alle elezioni europee del Giugno 2009 dove la neonata Europe Ecologie con il 16,3 % sfiorò per pochi decimali il sorpasso sui Socialisti, e la conferma alle regionali con l’elezione di 265 consiglieri regionali ed il decisivo contributo alla sconfitta dei conservatori di Sarkozy la novità ha destato subito qualche perplessità.
 Europe Ecologie, come è noto, è stata il prodotto di una grande aggregazione di forze e figure molto diverse, dal no-global Jose Bovè, alla famosa magistrata 67enne Joly , dalla vivace Sandrine Belier ex direttrice di France Nature Environnement  , al capo di Greenpeace Yannik Jadot, ma anche dal precedente gruppo dirigente dei verdi dei momenti meno felici come Dominique Voinet e Antoine Waechter ( in Francia il fenomeno della trasmigrazione verso altre forze è  stato sempre  molto contenuto) insieme ad altri che, un po’ più nell’ombra, nel gruppo di Grenelle, hanno elaborato “il Contratto” che ha dato corpo al progetto e ai contenuti della inusuale aggregazione. Con il ruolo fondamentale di Cohn Bendit che ha svolto il ruolo istancabile di tessitore e cucitore dei diversi pezzi assemblati portandoli al successo.

Che tutto non fosse andato per il meglio lo indicava anche il fatto che il nuovo nome è stato votato solo dal 53% dei delegati e che risultava evidente una prevalenza eccessiva dei  Verts, in parte ancora permeati da sfumature culturali da estrema sinistra, negli organismi neonati del nuovo partito.
Ma i problemi irrisolti sono emersi pubblicamente 2 settimane dopo quando, alla vigilia del primo incontro del nuovo parlamentino ecologista, Jean-Paul Besset, ex verde che ne sarebbe dovuto diventare il coordinatore, con una durissima lettera resa pubblica ha rinunciato all’incarico e si è dimesso.

“  Rinuncio a qualsiasi incarico perché sono stanco di lavorare in questo clima da guerra fredda” . Besset denuncia un'atmosfera ''irrespirabile'', ''regolamenti di conti'' e la ''commedia del potere'' che, secondo lui, si sta giocando fra i Verdi e gli Ecologisti. Yannick Jadot, vicino ad Eva Joly,  ha fatto sapere che '' il messaggio di Jean-Paul riguarda tutti gli ecologisti, le pratiche politiche devono cambiare, bisogna uscire dai conflitti sotterranei ''. E’ intervenuto anche un preoccupato Cohn Bendit: “ dobbiamo riflettere sulle rinunce ideologiche che dobbiamo fare per stare in questo partito. Per Europe Ecologie- Les Verts non è la fine, bensì un momento critico in cui o si lascia o si raddoppia».

Difficile dire come la nuova formazione risolverà le contraddizioni emerse pubblicamente, che sicuramente non gioveranno al partito che ha bisogno di mantenere la forte immagine “plurale” acquisita;  ma si delinea un po’ alla volta il diverso tono dei contenuti che in più occasioni sono stati espressi da Cohn Bendit, che in ogni occasione insiste puntigliosamente sulla trasversalità e totale autonomia dalle altre forze di destra e di sinistra, sulla necessità di occuparsi dell’insieme dei problemi e dei diritti dei cittadini, di delineare e sostenere una nuova e radicale svolta nell’economia; una impostazione “ecologista di tipo nuovo” diversa dai tradizionali schemi di ragionamento con connotazioni di sinistra di parte dei vecchi verdi ed anche dal tradizionale discorso “ambientalista”  delle associazioni. Contenuti e idee radicalmente nuove che ha espresso anche nel lungo intervento al Congresso, che è sotto allegato, e che forse sono le basi di “un nuovo ecologismo” che sta solo iniziando ora a farsi strada in Europa. 

Inevitabile il confronto con la situazione tedesca, dalla quale Cohn Bendit proviene, dove i Grunen, con il loro doppio portavoce, ( Claudia Roth e Cem Ozdemir, recentemente confermati),  con leaderchip nazionali e regionali consolidate, continuano ad espandere il loro consenso potenziale in tutte le parti  sociali, compresi imprenditori e zone anche storicamente conservatrici. Addirittura si prevede la possibilità che nelle elezioni di marzo nel Lander fortemente conservatore del Baden Wurttemberg possano prevalere e governare, per la prima volta, una  regione ( i sondaggi li danno attorno al 32% più o meno alla pari della CDU ) mentre risultati altrettanto straordinari sono previsti a Stoccarda e  Berlino dove,  per le elezioni del Borgomastro, la candidata dei Gruneen Renate Kuenast ha la concreta possibilità di battere il socialdemocratico Klaus Wowereit. Secondo l’autorevole Istituto Emnid , il vantaggio dei Verdi e' di "non stare al governo e di non avere dissidi interni. Entrambi questi elementi li rendono piu' credibili degli altri partiti". Un altro punto a favore degli ecologisti tedeschi e' che "sono riusciti ad allargare le tematiche, mostrando una solida competenza anche nel settore dell'economia".

Intervento di Cohn Bendit al Congresso di Lione del 13 novembre: 

http://dailymotion.virgilio.it/video/xfmg4x_assises-de-lyon-8-y-daniel-cohn-bendit_news