La favola dei Castelli e dell’Ecovillaggio

     di Massimo Marino

Sento raccontare da molti ed in modi diversi la stessa breve favola: è la favola dei Castelli e dell’Ecovillaggio.

 

Noi abbiamo costruito un castello, raccontano, che però ha dei ponti levatoi dai quali, pagando il biglietto, potete entrare nel castello; poichè siamo "aperti " potete anche dare una pennellata qua e là alle pareti del castello che però sono già state costruite e dipinte nella forma e nel colore che il castellano ha  deciso prima.

Quello che il castellano  ignora o  fà finta di ignorare , è che nella contea ci sono parecchi altri  castelli uguali con altrettanti castellani altrettanto "aperti", che a loro volta fanno finta di ignorare la esistenza degli altri castelli.

Tutti i castellani  immaginano di essere autosufficenti, magari si presentano alle elezioni della contea e scoprono che a nessuno interessa abitare nel loro castello perchè in realtà dall'esterno ha l'aspetto di una prigione dove, con il tempo, il castellano ed i pochi popolani  che ha coinvolto e rinchiuso, moriranno di fame e di stenti.

 

Dobbiamo costruire un villaggio, pieno di casette basse, di tanti colori, luci e musiche diverse,  con stradine e  ponticelli  che ne collegano le parti e una grande piazza al centro dove tutti possano incontrarsi e parlarsi; e dove  insieme però  tutti discutano su come tenere il villaggio unito e difenderlo dai cavalieri neri, magari insieme ai castelli ridipinti dei quali abbiamo abbattuto i ponti levatoi.

Qualcuno molto, ma molto  tempo fa, provò a fare qualcosa di simile e la chiamò Polis e Agorà.

 

Tutti quelli che, come il Gruppo delle  Cinque Terre,  non vogliono prigioni camuffate da castelli ma ecovillaggi,  dovrebbero abbattere questi castelli-prigioni e costruire i primi mattoni del villaggio, perchè non se ne può più di castelli-prigioni e di castellani-carcerieri.

E’ anche un modo per salvare i poveri castellani ed i loro popolani.

Anche  perché senza di loro l’ecovillaggio non avrà difensori a sufficienza e sarà distrutto dagli orchi di Sauron.

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Il termine polis (pl. poleis) deriva dal greco πόλις, "città", ed è usato per indicare l'organizzazione politica greca dell'età classica, detta anche città-stato. Nello stesso senso la costituzione è detta politeia, mentre il termine che designa il cittadino è polites come se appunto la polis fosse l'unica vera forma di stato.

 

Agorà (in greco γορά, da γείρω = raccogliere, radunare) è il termine con il quale nella Grecia antica si indicava la piazza principale della polis.