SOSTENIBILITA': CONQUISTARE CUORI E MENTI

di Gary Snyder

Se le società fossero incapaci di inaspettati, sorprendenti mutamenti e svolte, se le religioni, le filosofie, le lingue e gli abiti non cambiassero mai, ci ritroveremmo sicuramente a rattrappirci in modo macabro nella medesima, vecchia storia, per poi affogare in una sorta di film alla Blade Runner. Ma ecco ora i folli ecologisti profondi, i verdi, le eco-femministe, ecc. - praticamente senza nessun peso economico sul sistema – pronti a offrire immaginazione, visioni, passione, istanze etiche profondamente sentite e, in molti casi, alcuni esempi viventi di pratica.

 

Non ho motivi di contrasto con il ripristino dei corsi d'acqua, con la distruzione meccanica del sottobosco in eccesso, con il fare dei diradamenti pre-commerciali, con l'abbattere alberi davvero malati, con il passare il tempo a contare rane nel ruscello, con il registrare su nastro i richiami dei gufi, con l'accumulare dati all'interno della postazione di lavoro e così via. Lo faccio io stesso. Se c'è la disposizione mentale orientata alla merce è possibile perfino gestire un campo di prigionia. Se c'è la disposizione mentale verso il vicinato naturale, e con la confidenza che deriva dal riconoscere se stessi come membri dell'ecosistema, allora la routine quotidiana diventa una questione di mettersi al lavoro insieme alle creature non-umane del vicinato, di imparare da esse. Diventa una collaborazione, una festa, un raduno commemorativo, una cerimonia. Tutto questo è ecologia profonda.

 

L'etica che prende in considerazione tutti gli essere, non-umani compresi, non è soltanto l'invenzione delle persone che seguono la New Age o di filosofi norvegesi, né di accademici nativi americani, ma è radicata profondamente in tutto il mondo e risale a millenni fa. Il buddhismo e molto dell'induismo pongono tale etica in cima alla lista dei loro precetti. Sono convinto che avere più persone ben radicate e stanziali, che imparino dai loro luoghi e assumano ruoli attivi, migliorerebbe la nostra vita sociale e ecologica. Ho detto che le persone dovrebbero provare a diventare “contadini”, paysan, paisanos, peons”, nel significato di “gente della terra”: persone del luogo. Ma attenzione: non ci sono limiti alla grandezza di un luogo. La grandezza del luogo di appartenenza è delimitata solo dalla grandezza del proprio cuore. Si parla di consapevolezza di bacino fluviale, e il grande ciclo dell'acqua del pianeta rende quest'ultimo come un unico bacino fluviale. Siamo tutti abitanti nativi di questa Terra.

 

Tuttavia, bisogna iniziare dal luogo in cui ci troviamo, e alfabetizzarsi sulla natura, in proporzione alla scala della nostra dimora più immediata. Con la conoscenza basata sulla propria dimora, rientra poi nell'ambito dei nostri poteri l'avere un barlume dell'intero pianeta come dimore.

 

Tuttavia, di regola, la conoscenza locale (combinata con una comprensione delle dinamiche del sistema) rimane la più utile e piacevole. E nessuno ha mai detto, neppure, che il vecchio slogan bioregionale “non muovetevi” voglia dire che non si possa viaggiare. Da tempo immemorabile, i contadini dell'antico Giappone e i devoti religiosi indiani, sono soliti partire per lunghi pellegrinaggi ai tempi e alle grotte di montagna, o lungo i fiumi, alla fine del raccolto. Anche quando sei in viaggio, hai ben presente il luogo da cui provieni. Bisogna essere grati del fatto che la pratica bioregionale sia più sofisticata di un semplice replay di un villaggio medievale. Essendo una linea di pensiero per il futuro, ci chiama a essere ecologicamente e culturalmente cosmopoliti, a tenerci al corrente sulle più recenti tendenze delle piante e delle zone climatiche dell'intero pianeta, allo stesso modo di quelle culinarie e architettoniche.

 

Quanto alla tecnologia: bombe più intelligenti, computer più veloci, motoseghe più silenziose hanno la loro importanza. La battaglia per l'integrità dell'ambiente avrà bisogno di utensili buoni: i bravi ragazzi vogliono avere computer grandi e veloci quanto quelli dei cattivi ragazzi. E comprensibilmente. Ma se le armi vincono le battaglie, esse non conquistano la pace. La pace si ottiene conquistando cuori e menti. Immaginare i bacini fluviali, le idee di amministrazione bioregionale, l'effettiva esistenza di comunità che abbraccino il non-umano, i sogni di giustizia ecologica e la piccola possibilità di una terra e di una cultura sostenibili a lungo termine: tutta questa vecchia roba mattacchiona è questione di impegnare cuori e menti.

 

 

tratto da Ritorno al fuoco - Ecologia Profonda per il Nuovo Millennio

da Coniglio Editore