I No Tav di Gezi Park

di Guido Viale


Non era passato un giorno dalla trasmissione, a Ballarò, di un filmato sul rinnovamento urbanistico di Istanbul (un terzo ponte sul Bosforo, un tunnel che lo attraversa sotto il mare, un nuovo canale che lo duplica, case di lusso, alberghi a cinque stelle, immensi centri commerciali) e di un duetto tra Giovanni Floris e Alessandro Sallusti che deprecavano che in Turchia le cose si potessero fare “in sei mesi” mentre in Italia non si riesce a fare una galleria tra Torino e Lione da ventitré anni per l’ideologia retrograda degli abitanti della valle di Susa, quando è scoppiata la rivolta di Gezi Park: tantissima gente, soprattutto giovani, abitanti della nuova Istanbul, che al grido “No a una città come Dubai”‘, si oppongono al taglio degli alberi del parco e alla demolizione del vecchio bazar per costruire al suo posto un immenso centro commerciale e un grande hotel.

 

Sembra che le Grandi Opere non siano più popolari neanche là. Infatti la rivolta si è subito estesa a tutto il paese: mentre scrivo le città coinvolte sono oltre settanta; i morti cinque; i feriti – dalla polizia – migliaia e altrettanti gli arrestati. Il tumulto non accenna a placarsi. I media si consolano spiegando che si tratta di una rivolta contro Erdogan e la deriva islamica del suo regime tirannico; e in parte è vero. Ma resta il fatto che gli occupanti di Gezi Park non vogliono che gli alberi vengano abbattuti; non vogliono che al posto del parco venga costruito un centro commerciale; non vogliono vivere in una città come Dubai, invidia dei modernizzatori a suon di cemento e asfalto di tutto il mondo.

 

Domenica 16 giugno, rinnovabili al 100% e il prezzo dell'elettricità va a zero

 Tra le 14 e le 15, per la prima volta nella storia, il prezzo d'acquisto dell’energia elettrica (PUN) è sceso a zero su tutto il territorio nazionale. Ciò significherebbe che in quelle due ore della giornata energia solare, eolico e idroelettrico hanno generato il 100% dell'elettricità. Un evento atteso da tempo, sintomo di un cambiamento in atto.


Domenica 16 giugno 2013, tra le 14 e le 15, per la prima volta nella storia, il prezzo d'acquisto dell’energia elettrica (PUN) è sceso a zero su tutto il territorio nazionale (vedi sintesi GME). Ciò significa che in quelle due ore energia solare, eolico e idroelettrico hanno prodotto il 100% dell'elettricità italiana (vedi grafico).

 

Le elezioni e il miracolo di San Gennaro

L’Italia procede un passo per volta, apparentemente in modo inesorabile, verso il superamento del regime democratico, repubblicano e costituzionale, a favore di una diversa società dove la democrazia rappresentativa diventa un rituale truccato in cui una specie di nuovo “partito unico” (l’oligarchia collusiva) esercita il pieno controllo dei media, assolve se stesso da qualunque responsabilità sui disastri passati e futuri, concentra il fuoco su qualunque possibile forma di dissenso e di cambiamento; nelle elezioni come nel territorio, nella società come nei luoghi di lavoro, dove a diritti e doveri si sostituiscono subalternità e precarietà.

La postdemocrazia nella versione italiana della crisi ha caratteristiche speciali rispetto ad altri paesi del sud-europa. In Grecia si sbaracca la TV pubblica, ultimo modesto baluardo dell’ informazione che diventa una merce privata, in Turchia la difesa di un parco destinato alla speculazione mostra il vecchio autoritarismo nascosto dietro un islamismo moderato di facciata. In Italia l’astensionismo elettorale, come il miracolo di San Gennaro, dà nuova linfa a partiti boccheggianti che, quasi increduli, hanno “ vinto” una partita disperata, dove si perde milioni di voti e si vince migliaia di seggi,

Unione Europea: Energia, si guarda avanti anzi indietro

di Pietro Acquistapace *

Pochi giorni fa si è tenuto un summit, dedicato alle questioni energetiche, dei ministri europei. Quella che è andata in scena è stata la solita drammatica farsa, e se qualcuno ancora pensava che l’Unione Europea abbia una posizione energetica comune può tranquillamente ricredersi. Purtroppo i segnali che provengono da questo vertice sono preoccupanti, sembra che i paesi europei stiano rifiutando anche solo di pensare a delle politiche innovatrici. Le analisi fatte dai delegati sono state ottime e puntuali, hanno preso in considerazione l’andamento del mercato energetico, ricavandone che serve una politica europea comune, o il nostro continente rischia di esseresommerso da attori esteri che propongono energia a tariffe decisamente più basse, come nel caso degli Stati Uniti, che stanno facendo grandi investimenti nello shale gas, ossia il gas ricavato dalle argille.

 

 

Rifiuti in Campania, Bassolino colpevole ma il pm chiede la prescrizione

    di Andrea Spinelli Barrile *

 

Il pm Paolo Sirleo chiede la prescrizione per Antonio Bassolino, ex Presidente della Regione Campania, al maxi processo per il disastro rifiuti in Campania.

 

E’ durata 20 ore la requisitoria, il 10 giugno scorso, del pm Paolo Sirleo al maxi processo per il disastro rifiuti in Campania, che vede l’ex governatore ed ex commissario straordinario all’emergenza rifiuti Antonio Bassolino alla sbarra, con altri 27 imputati (tra cui Impregilo, Fisia e Fibe) per reati come truffa, falso, traffico di rifiuti ed abuso d’ufficio; una requisitoria che però ha la consistenza di un colpo di spugna, visto che il pm ha riconosciuto la colpevolezza di Bassolino ma ne ha chiesta la prescrizione di reato.

 

“ Ritengo che Antonio Bassolino abbia concorso nella perpetrazione dei reati, […] si chiede altresì la pronuncia di prescrizione per tutti i capi di imputazione a lui attribuiti.”


Prescrizione: si riconosce il reato, la responsabilità e la necessità di condanna ma si getta tutto il processo alle ortiche (tutte le udienze, le carte, le intercettazioni, gli uomini che ci hanno lavorato per quasi dieci anni, tutto in vacca) per via dei tempi processuali, troppo lunghi, che non garantiscono agli imputati un “giusto processo”.

 

Afghanistan, nuove vittime: addio ritiro di truppe (italiane)

Truppe italiane nel mirino dei taliban dopo l'annuncio del ministro della Difesa Usa: Roma guiderà la missione ''Resolute Support'' dopo il 2015. Altro che rientro per natale 2014: a Herat ci rimarremo anni


di Sirio Valent *

Due attentati contro truppe italiane in Afghanistan, nel giro di 10 giorni. Cresce la pressione taliban sui nostri uomini: perché? A Bruxelles la risposta. Il nostro ministro della Difesa ha già assicurato a Washington e al Comando Nato che accetta la missione “Resolute Support”, dal 2015 in poi, dopo il ritiro americano. Altro che ritiro immediato: in Afghanistan gli italiani ci resteranno ancora per anni. Senza una votazione parlamentare, con scarsi risultati pratici e 53 vittime in 8 anni.

Non potete fermare l’acqua

water-blue-sea-wavesIl 12 e 13 giugno 2011, dopo molti anni, i referendum hanno di nuovo raggiunto il quorum e sono tornati ad essere lo strumento di democrazia diretta che la Costituzione garantisce.

La maggioranza assoluta delle italiane e degli italiani si è espresso a favore della sua fuoriuscita dell’acqua e dei servizi pubblici locali da una logica di mercato e di profitto.

 

Il combinato disposto dei due quesiti referendari ha consegnato un quadro normativo che rende possibile la ripubblicizzazione della gestione del servizio idrico integrato in Italia. Infatti, così come sancito nella sentenza della Corte costituzionale di ammissibilità del primo quesito (n. 26/2011) l’abrogazione del cosiddetto Decreto Ronchi rimanda direttamente alla disciplina comunitaria in ordine alla gestione dei servizi pubblici locali, la quale prevede anche la gestione tramite enti di diritto pubblico.

E’ innegabile come questa sia un’indicazione chiara che segnala quale sia la direzione da percorrere nel futuro in tema di garanzie sociali, diritti collettivi e gestione dei beni comuni.

Ad oggi, trascorso due anni dalla vittoria referendaria, il governo attuale così come il precedente non hanno compiuto nessun passo in tale direzione, bensì diversi sono stati i provvedimenti, approvati o proposti, che muovono in direzione opposta. Solo l’intervento della Corte Costituzionale, con la sentenza 199/2012 del 20 luglio scorso, ha ripristinato la volontà espressa dai cittadini sul primo quesito referendario, quello che ha abrogato l’obbligo alla privatizzazione dei servizi pubblici locali, dichiarando illegittimo l’aricolo 4 del «Decreto di Ferragosto» avanzato dal governo Berlusconi e confermato dal governo Monti.

La tariffa truffa

 

Energie rinnovabili, sorpresa: toccato il 50% dell’offerta

 di Mario Agostinelli e Roberto Meregalli *

 

Gli amministratori delegati di Enel, Gasterra, Gdf Suez, Iberdrola, Eni, Rwe, E.On, Gas Natural Fenosa alla vigilia del Consiglio europeo del 22 maggio, hanno posto all’attenzione dei leader europei la necessità urgente di modificare la politica energetica comunitaria.

I big del gas hanno chiesto la remunerazione dell’uso delle loro vecchie reti e della potenza inutilizzata delle loro centrali, nonché un mercato delle emissioni di CO2 che favorisca le fonti sporche, disincentivando definitivamente la concorrenza delle rinnovabili.

 

Si tratta del livello più elevato di pressione a cui le grandi corporation sono giunte, dopo due anni di campagna serrata e martellante sui mezzi di comunicazione e in tutte le occasioni istituzionali possibili (audizioni parlamentari, incontri, conferenze) per bloccare l’avanzata delle fonti rinnovabili. Chicco Testa, formidabile campione di trasformismo, attacca i costi dell’energia, attribuendoli agli incentivi al fotovoltaico e all’eolico, nonostante nel corso del 2013 siano scesi sia il prezzo dell’elettricità che del gas. Mai udito tanto ardore contro i sussidi agli inceneritori o per gli oneri nucleari o gli sconti alle ferrovie e ai grandi consumatori industriali. Viene spontaneo chiedersi perché tutta questa rabbia verso le nuove fonti.

 

Ilva: caro Prodi, a Taranto ha sbagliato lo Stato non i cittadini

 di Alessandro Marescotti *

 

La memoria di Romano Prodi vacilla. In un colloquio con Il Fatto Quotidiano (28/5/2013), l’ex premier Romano Prodi sottolineava che l’Ilva di Taranto: “era un bello stabilimento, tra l’altro isolato dalla città. E’ stata la città ad andare addosso all’Ilva, non l’Ilva addosso alla città. Quando andavamo allo stabilimento, percorrevamo chilometri e non c’era una casa. Se la gente non fosse andata ad abitare lì, così addosso all’acciaieria – conclude – forse non sarebbe stata così aggredita dall’inquinamento”.

 

Prodi ricorda male distanze, luoghi e circostanze. Le case più vicine allo stabilimento sono infatti quelle di via Lisippo. Sono andato a verificare l’anno di costruzione di quelle case: 1956. La posa della prima pietra dello stabilimento Italsider risale invece al 9 luglio 1960. Quindi quelle case esistevano prima della fabbrica. Come l’ex ministro Clini, anche Prodi crede che siano le case ad essere state costruite dopo le ciminiere e terribilmente vicine ad esse. E’ tutto il contrario! E’ lo stabilimento ad essere stato costruito dopo le case, a 135 metri dalle più vicine.

 

Bologna: la fionda del «comitato 33» contro i giganti dai piedi di argilla

A Bologna aumenta la tensione sul referendum sui finanziamenti alle scuole private  il cui significato di fondo va al di là della dimensione locale.

 

Il referendum consultivo che sta facendo tremare i partiti, specie il gigante dai piedi d'argilla, il PD bolognese, è nato da una decina di volontari riuniti nel «comitato 33», nome ispirato all'articolo della Costituzione che riconosce ai privati il diritto di istituire scuole ma  «senza oneri per lo Stato».